Allergie e cosmetici

postato da Nicoletta Carbone il 28.11.2013
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Quando si utilizza per la prima volta un prodotto cosmetico è buona abitudine fare una prova. Occorre metterne una piccola quantità nell’incavo del gomito e monitorare la zona per 48 ore, osservando se la pelle ha reazioni come arrossamenti o comparse di vesciche. Questo test è molto utile ma non infallibile. L’allergia può manifestarsi, infatti, anche dopo aver usato il prodotto per diverso tempo.

A cura del Prof. Antonino Di Pietro

L’autunno nella tradizione energetica

postato da Nicoletta Carbone il 26.11.2013
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L’autunno è la stagione del ripiegamento energetico. Mentre nella stagione precedente la circolazione energetica era al suo massimo ora vi è una condensazione una raccolta. L’organo che secondo questa tradizione medica millenaria entra in particolare attività è il Polmone. I classici ricordano che questo è un organo “fragile”, facilmente aggredibile. Vi sono diverse piante medicinali, anche della tradizione occidentale,  che possono concorrere a proteggerlo. Tra questo ricordiamo la Malva e l’altea. Una tisana di queste 2 piante (mattino e sera) può concorrere a mantenere l’idratazione di questo organo. A questo riguardo, infatti, ricordiamo che il Polmone energetico (ma anche quello della tradizione medica occidentale, teme particolarmente la secchezza. Nella tradizione cinese i liquidi hanno anche la funzione rappresentare una riserva di energia difensiva. Ricordarsi quindi di bere anche senza avvertire lo stimolo della sete (che è un segnale spesso tardivo) è per il Polmone della massima importanza. Una volta , invece, che il “polmone è ferito” sono più utili altre piante fra cui ricordiamo l’ echinacea, l’eleuteroccocco e dalla tradizione estremo orientale (ma ora molto utilizzata anche dai fitoterapeuti occidentali) l’ Uncaria Tomentosa.
Tra i punti utili al recupero energetico  ve ne sono alcuni che sono così importanti da essere considerati i punti di tonificazione stagionali. Uno di questi è particolarmente facile da trattare e può essere facilmente reperito. Si tratta del 9 punto del meridiano del Polmone. Si trova  alla piega del polso, bilateralmente, sulla linea del pollice. Massaggiare mattino e sera per 1 minuto può concorrere a mantenere le funzioni del Polmone. Può aiutare anche a trattare un sentimento che è in agguato in questa stagione e che rappresenta l’esasperazione del normale movimento energetico di questa stagione: la tristezza.

A cura del Dott. Maurizio Corradin

In autunno si ripresenta

postato da Nicoletta Carbone il 25.11.2013
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Pelle arrossata, sensibile, ricoperta di squamette sulle sopracciglia, ai lati del naso, dietro le orecchie. Sembra secca. In realtà si tratta di “dermatite seborroica“, disturbo diffusissimo in entrambi i sessi. Spesso si associa anche a forfora e prurito del cuoio capelluto. Ma che cosa è questo disturbo? Non è altro che il “cugino adulto” della crosta lattea del bebè. Insorge infatti in persone predisposte dal punto di vista costituzionale, e peggiora nettamente sia in condizioni di stress psico-fisico, sia in conseguenza di una dieta eccessiva, o sregolata, o composta da alimenti verso i quali l’organismo è intollerante (spesso eccessi di formaggi, lievito e lieviti chimici, quali il pane e le focacce, nonchè la birra). Personalmente, tuttavia, ho notato un incredibile incremento di dermatite seborroica in donne che usano cosmetici inadatti. Un esempio: se, dopo i 30 anni, una donna con pelle normale, o mista, o francamente grassa, decide di ricorrere ad un eccesso di creme nutrienti ed antirughe – troppo “ricche” e troppo untuose per la sua personale pelle – ecco che se c’è una predisposizione costituzionale, si presenta la dermatite (il consiglio: è possibile prevenire le rughe anche ricorrendo a cosmetici estremamente idratanti ma contenenti pochi olii e soprattutto di derivazione vegetale, mai paraffine o siliconi). Ma la stessa donna, di solito, vedendo le squamette sulla cute del viso, si convince di avere la pelle secca. Ed ecco che aggiunge nutrienti, ed ecco che la pelle, incredibilmente, peggiora. La buona notizia, per le innumerevoli persone affette da tale dermatosi, è che i raggi solari dell’estate la fanno praticamente sparire. A patto di non applicare costantemente prodotti protettivi e dopo sole troppo grassi e occlusivi. Per migliorare comunque la situazione, al di là del beneficio dato dai raggi ultravioletti; è bene ricordare di evitare l’eccesso di creme e “nutrienti” sulla pelle, di capire che in piena “crisi” di dermatite seborroica probabilmente si stanno trascurando le proprie necessità pisco-fisiche (leggi: si è in pieno stress), e che va data una ridimensionata all’alimentazione quotidiana (è forse il momento di mangiare soprattutto frutta e verdura, limitando pane, pasta, dolci e alcoolici). Localmente, sulle chiazze, applicare una crema preparata in farmacia, a base di zolfo e acido salicilico. Spesso sono utili anche preparati antimicotici, ma mai e poi mai le creme al cortisone, che al momento, cancellano tutto. Peccato che, quando la dermatite seborroica si ripresenta, lo fa con una estensione molto maggiore.

A cura della Dott.ssa Riccarda Serri

Orzaiolo e biancheria da bagno

postato da Nicoletta Carbone il 25.11.2013
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Chi è colpito da orzaiolo dovrebbe avere un asciugamano per il viso a sua esclusiva disposizione. Trattandosi di una infezione batterica, esiste il rischio, in caso di utilizzo comune della biancheria da bagno, di trasmettere l’infezione.

A cura del Prof. Antonino Di Pietro

Orzaiolo e biancheria da bagno

postato da Nicoletta Carbone il 20.11.2013
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Chi è colpito da orzaiolo dovrebbe avere un asciugamano per il viso a sua esclusiva disposizione. Trattandosi di una infezione batterica, esiste il rischio, in caso di utilizzo comune della biancheria da bagno, di trasmettere l’infezione.

A cura del Prof. Antonino Di Pietro

La vita passa in fretta? Dormiamoci sopra

postato da Nicoletta Carbone il 18.11.2013
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Sentiamo una canzone di quando eravamo adolescenti e ci accorgiamo, facendo i conti, che sono passati più di 20 anni. Parliamo con gli amici di un evento accaduto un po’ di tempo fa, ma si riferisce a  dieci anni prima. Eppure lo ricordiamo  come se fossero passati solo pochi anni. E così gli anni passano e sembra che il  tempo voli via così in fretta che sembra quasi di non aver vissuto le nostre giornate.
Cosa fare? Considerato che non possiamo fermare il tempo, tanto vale riempirlo con ciò che ci capita durante il giorno per dargli spessore, proprio come avviene con gli strati geologici del terreno. Ogni giorno è diverso dal precedente, a ben vedere capitano piccoli nuovi episodi, incontriamo persone diverse, sviluppiamo progetti e prendiamo appuntamenti, facciamo attività nuove o semplicemente leggiamo qualche pagina in più del libro del momento. Tutto ciò però si confonde con la routine della vita quotidiana e si rischia di non dargli peso, così del tempo trascorso resta ben poco.
Il rimedio? Semplice. La sera, prima di addormentarsi, nella penombra della nostra camera da letto, dedichiamo 5 minuti a ripensare a ciò che abbiamo fatto durante la giornata, a partire dal momento della sveglia. Ricordiamo qual è l’orario che abbiamo visto per la prima volta sul dispay dell’orologio, cosa abbiamo mangiato per colazione, come ci siamo vestiti, dove siamo andati, con chi abbiamo parlato, se abbiamo conosciuto persone nuove e come si chiamano, com’erano vestite, in quali negozi siamo entrati, com’era la figura della commessa, a che ora abbiamo pranzato, cosa abbiamo fatto nel pomeriggio, cosa abbiamo visto in tv o cosa abbiamo letto e quali erano i nomi degli attori e dei personaggi.  E così via.
In questo modo, avremo il doppio vantaggio di mantenere allenata la nostra mente, riempiendo le nostre giornate:

- primo, rinforzeremo le memorie verbale, visiva, prospettica, semantica ecc. andando a recuperare tutti i dettagli della giornata appena trascorsa;
- secondo, scivoleremo lentamente e piacevolmente nel sonno senza stressarci a pensare cosa dovremo fare il giorno dopo. Questa attività ha il grande potere di conciliare il sonno. Infatti, le prime volte ci capiterà di addormentarci prima ancora di arrivare in fondo alla giornata;
- terzo, durante il giorno assumeremo un atteggiamento di maggiore vigilanza e saremo più attenti e concentrati, poiché sappiamo che la sera ci interrogheremo sui dettagli osservati durante la giornata;
- quarto, tutto ciò che abbiamo rievocato sarà rielaborato dal cervello. Durante il sonno, i neuroni rinforzeranno i contatti tra di loro conservando le tracce dei ricordi nella memoria a lungo termine.

Così, le giornate assumeranno maggiore spessore e la nostra memoria si arricchirà di tante informazioni che senza questo semplice esercizio rischiano di passare nell’oblio, insieme ai migliori anni della nostra vita.

A cura di Giuseppe Alfredo Iannoccari

Chi è felice è più sano e produce di più

postato da Nicoletta Carbone il 12.11.2013
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Joseph McClendon, il braccio destro di Tony Robbins, ha da poco pubblicato il suo libro “get happy now”. In questo testo dice che

•   La felicità può essere imparata.

•   La felicità accelera il successo (e non viceversa).

•   La felicità aumenta l’energia vitale (e non viceversa).

•   La felicità aumenta la durata della vita.

•   La felicità funziona come legge dell’attrazione.

•   La felicità è contagiosa.

•   Puoi abituarti ad essere felice.

Mi dirai che è ovvio che uno che vive al fianco di Tony Robbins la pensi così. Forse penserai che sono americanate da “venditore di pentole” (come scrivevo in un altro articolo alcuni chiamano Robbins). Sono americanate di sicuro, visto che il Dottor Shawn Achor della Harvard University ha dimostrato che la felicità rende più produttivi. Bello no? Prima lo si pensava, ora c’è la prova scientifica. L’altra buona notizia è che tutti, persino gli accademici, concordano sulla relazione tra felicità e “scopo”. Le persone felici sono tali perché hanno uno scopo. Nel suo libro “il vantaggio della felicità” il dottor Achor dice “una mente positiva ha un vantaggio unico rispetto a una stressata o negativa”. Ce lo dice anche il buon senso, ma sapere che finalmente è stato dimostrato mi ha fatto molto piacere. Ho riportato gli studi di Achor nel mio audiolibro prima che il suo testo fosse tradotto e sono felice che ora il libro sia disponibile in italiano. Anche le ricerche del professor Roy Baumeister ci confermano che la relazione tra felicità e scopo è importante. Quando parli con le persone di felicità spesso pensano a momenti, attimi di piacere che purtroppo non durano. La quotidianità, i problemi, le cose da gestire, anche la sola stanchezza fisica, sembrano prendere poi il sopravvento. Le filosofie antiche, i testi sacri e le nuove ricerche ci dicono che si può essere davvero felici per tanto tempo, persino per tutta la vita. Non si tratta di attimi di piacere, ma di vera felicità. Forse però dobbiamo ridefinire il concetto e il significato della parola. Se lo intendiamo come “vivere una vita motivata da scopi straordinari”, allora è possibile vivere felici. Quando hai uno scopo, delle ottime ragioni, dei “perché” fai quello che fai, i problemi e i “giorni no” ci sono ancora, ma non ti tolgono quel senso di pienezza e soddisfazione che arriva dall’essere guidati dal tuo scopo. Lo sapevamo e ora è confermato. Scopo e felicità vanno a braccetto. Cioè non puoi essere felice se non vivi (e fai le cose), per delle buone ragioni. Questo vale sia nella vita privata sia in quella professionale. Pensa a una persona di successo nel mondo del business e troverai qualcuno che ha uno scopo ben chiaro, grazie a questo adora fare quello che fa, e produce risultati straordinari. Il problema è che a scuola non ce l’ha insegnato nessuno e che da adulti nessuno ce lo ricorda. Devi fare qualcosa tu per tenerti allenato alla felicità, l’alternativa è lasciarti condizionare dal negativo. È una questione di abitudine, come in tutte le cose. Ti ho già consigliato il libro di Joseph, quello di Achor è bellissimo. Il mio audiolibro è pratico e semplice. Poi c’è il mio nuovo libro che guarda a caso si intitola “prendi in mano la TUA felicità”. TUA è in maiuscolo perché è la TUA, cioè a modo tuo non mio, di tua mamma o di Papa Francesco. Oppure usa il tuo buon senso. Non ha bisogno di Joseph, Achor, me o altri. Fai più cose che ti rendono felice e meno di quelle che non ti rendono felice. Per quest’ultime (cioè quelle che non ti rendono felice) quando proprio non puoi evitare di farle, trova il modo di renderle piacevoli. Ci sono tanti modi per farlo.

A cura di Claudio Belotti, Coach

Caduta autunnale dei capelli

postato da Nicoletta Carbone il 11.11.2013
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Autunno. Qualche capello inizia a cadere. Anche, forse soprattutto, nelle donne. Dopo qualche giorno di caduta profusa (i capelli rimangono sul cuscino, nel pettine, il lavaggio diventa un dramma, si trovano capelli persi ovunque) la donna inizia a preoccuparsi.
Il dilemma è : rimarrò calva? La risposta: nella maggior parte dei casi, NO, nella maggior parte dei casi, la caduta autunnale dei capelli non è altro che un rinnovo. Molti dei vecchi capelli, vengono sostituiti da nuovi capelli in crescita, e, anche se al momento il fastidio legato al defluvio è enorme e terrorizzante, ciascun capello lasciato “ovunque” verrà sostituito, in tempi più o meno brevi, da altri, nuovi capelli. Come riconoscere una caduta patolgica dal fisiologico rinnovo della chioma? E’ difficile, non solo per i profani, ma, molto spesso, anche per i medici. Personalmente ricorro ad uno esame semiologico accurato (visione del capillizio), allo strappo dei capelli in diverse zone del cuoio capelluto (per valutare la reale percentuale di caduta). Ripeto: nella maggior parte dei casi, non è altro che un fisiologico rinnovo. Per stimolare la ricrescita, occorre massaggiare il cuoio capelluto, favorire la circolazione generale con la respirazione addominale (yoga), applicare lozioni cosmetiche. Ogni tanto il medico può reputare utile dare una “sferzata” somministrando lozioni farmacologiche magari a giorni alterni. Ma, nel caso della caduta nelle donne, vanno valutati attentamente soprattutto tre fattori: l’equilibrio ormonale (le mestruazioni sono regolari? sono intervenuti fattori particolari negli ultimi mesi?), inoltre l’alimentazione (spesso molte donne che perdono capelli si sottopongono a diete incongrue, o prive di elementi nutritivi fondamentali), infine lo stress. Il primo passo, in ogni caso, consiste sia nell’assumere integratori vitaminici e minerali (specie vitamine del gruppo B, più ferro, zinco, rame), sia molte proteine (anche vegetali), ricche in amminoacidi indispensabili alla crescita del capello. In caso di stress, è consigliabile intervenire a monte del problema (inutile applicare una lozione se si è troppo ansiose o depresse: la lozione aiuta, ma la risoluzione reale del problema aiuta ancora di più). Per cui: massaggi, training autogeno, agopuntura, shiatsu possono essere interventi estremamente efficaci.  Nel caso di squilibri ormonali, o iniziale carenza di estrogeni, occorre riequilibrare tali parametri. E i capelli torneranno, in tre-sei mesi, ad essere floridi.

A cura della Dott.ssa Riccarda Serri, Specialista in dermatologia

Rispolveriamo la fantasia!

postato da Nicoletta Carbone il 08.11.2013
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Tutti abbiamo goduto, da bambini, di una fervida fantasia. Ma ne abbiamo anche conosciuto fin da subito gli aspetti pericolosi: la fantasia può prendere il sopravvento su di noi, allontanarci dal mondo reale, e talvolta trasformarsi in paura e terrore che oltremodo imprigionano. Infatti, la fantasia è uno strumento potentissimo, e come tutti gli strumenti potenti può far molto bene, ma anche molto male. Occorre saperla utilizzare con attenzione, modularne bene le forme, e proteggersi con cura dagli effetti collaterali di un eventuale involontario sovradosaggio.
In realtà, quando guardiamo un film o ascoltiamo una storia, la nostra fantasia e quella del narratore (per immagini e/o per parole) si intrecciano, e attraverso la fantasia del narratore andiamo quasi automaticamente ad esplorare i nostri ricordi, associamo gli eventi raccontati ad eventi simili della nostra vita e ci rendiamo partecipi di un’altrui vicissitudine che rimanda alle nostre personali avventure e disavventure.
Ma per alcune persone, una volta diventate adulte, la fantasia resta solo un lontano ricordo, e nemmeno tanto gradevole. Si concentrano esclusivamente sul concreto, rinunciano ai sogni e all’immaginazione, e involontariamente si perdono una parte importante della vita che invece potrebbe comportare anche una notevole, per quanto limitata, felicità dello spirito. E che, trasformandosi in creatività, potrebbe anche migliorare la propria situazione psicologica, romantica, relazionale e anche finanziaria.
Possiamo allora provare a rispolverare la fantasia, ad allenarci a farla funzionare appropriatamente e a cominciare il breve viaggio che trasforma la fantasia in creatività applicata, svolgendo divertendoci tre semplici e brevi esercizi:

1.      Componiamo velocemente una poesia partendo dall’acrostico del proprio nome, ad esempio: FRANCO Finalmente/Rompo gli schemi/Ammetto le mie emozioni/Non mi impedisco di vivere e/Comincio una nuova vita con un nuovo/Ottimismo.

2.      Sulla melodia di una canzone che ci piace, scriviamo un testo che parla di noi, prendendo in giro bonariamente i nostri attuali difetti;

3.      Compriamo una scatola di colori o di pastelli, e facciamo un auto-ritratto emotivo. Non importa quanto siamo bravi a disegnare, è importante che questo auto-ritratto ci descriva nelle nostre emozioni e nelle cose significative per noi, inclusa ad esempio anche la squadra del cuore.

Non dedichiamo più di cinque minuti a ciascun esercizio. Dopo, potremo prenderci un quarto d’ora, non di più, per scrivere un raccontino-favoletta di una pagina il cui protagonista è un bambino che assomiglia a noi da piccoli e che scopre il mondo, da inventare di getto e senza pensarci, accettando anche di scrivere un nonsense. Rispolvereremo la fantasia e probabilmente subito dopo ci verrà in mente qualcosa di buono per migliorare un pochino la nostra vita.

Tre libri per saperne di più: 1) Legrenzi P., La fantasia, Il Mulino; 2) Aquilar F., (a cura di), La coppia in crescita, Cittadella; 3) Aquilar F., Riconoscere le emozioni, Franco Angeli.

A cura del Dott. Francesco Aquilar

L’abito del colloquio

postato da Nicoletta Carbone il 06.11.2013
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“L’abito fa il monaco” si dice!
Si può essere d’accordo o meno con le massime e possono piacere o meno. Vero è che il colloquio di selezione per un lavoro in azienda ha le sue regole e una è relativa all’abito. Intendo l’abito in vari sensi.
In senso stretto l’abito è quello che ci si mette per coprirsi: il vestito, la giacca, la gonna, gli accessori, i colori, la cravatta, i tacchi, i gioielli, il trucco, ecc. Nella nostra cultura ci sono delle regole non dette, io mi riferisco a quelle in uso in Italia. Cambiassimo Paese dovremmo informarci e adeguarci. Anche rimanendo in Italia, vanno fatti dei distinguo: un conto è essere a Roma e un conto a Milano, un conto è appartenere ad un settore come la moda, un conto è appartenere al Finance, un conto è cercare un lavoro come magazziniere e un conto come quadro direttivo in banca! Nonostante il Paese stia evolvendo e venga in alcuni campi influenzato per esempio dalla cultura americana, da noi quando si va ad un colloquio è bene vestirsi al meglio rispetto al proprio ambiente di lavoro. Cosa intendo?
Intendo che non sempre vestirsi in maniera appropriata significa vestirsi come per un matrimonio o una serata, anzi! Meglio è avere in mente come ci si veste nel proprio ambiente pensando alle occasioni principali: un brindisi di Natale, una promozione, una conferenza con il capo estero… Se quindi normalmente mi vesto casual, magari per un colloquio mi vesto con giacca e cravatta, ma con uno spezzato. Se opero nel mondo finance o nella consulenza di direzione mi vesto sempre con il vestito scuro, magari a righe, camicia bianca, cravatta a pallini o regimental, aggiungo anche i gemelli, se opero in ambiente anglosassone. Se opero nell’industria metalmeccanica probabilmente – a meno che non sia un DG o un CFO – mi vestirò con uno spezzato.
Se sono una donna? Alle donne – dalla Marina Bellisario in poi – è concesso pian piano di più: sempre meglio presentarsi in modo professionale, onde evitare di dare dei messaggi che possono essere fraintesi e che non sempre o non per tutti sono coerenti con la professione. Vent’anni fa il tailleur un certi ambienti era un must. Ora c’è più libertà. Le donne usano facilmente i pantaloni e le maglie. Io consiglio comunque un aspetto sobrio, anche nel trucco e negli accessori.  In genere i tatuaggi e troppo braccialetti soprattutto negli uomini o i piercing in azienda non sono “di moda”. Ciò detto, c’è un abito anche in senso meno stretto: ci sono i modi: come saluto, come mi pongo nei confronti delle persone che incontro in reception, in colloquio, in attesa, ecc., per fissare l’appuntamento, durante l’incontro, dopo l’incontro. Che dire?
Educazione, anche se di questi tempi a volte penso che anche cosa vuol dire educazione e rispetto per tutti e per il lavoro di tutti andrebbe spiegato!  Meglio un per favore e un grazie in più che in meno, ance con il portiere – fatemelo dire!
C’è anche un abito in senso lato: l’abito cioè l’atteggiamento che metto in questo evento. Il colloquio, la sua convocazione, l’incontro e il follow-up sono eventi di business e in ottica di business vanno trattati e vissuti, non solo nell’apparenza, ma anche nella sostanza. Parlerò quindi come parlerei in azienda con il mio capo o un mio collega, avrei una focalizzazione e un’energia – anche per un colloquio conoscitivo – tesa a mostrare quanto h da offrire e con l’umiltà di capire se ciò che offro risponde a quanto cercato, magari insieme con l’interlocutore. Quindi non arroganza o superiorità, ma neanche dimissione, sciatteria, falsa modestia. Ciascuno pensi a una o più situazioni di lavoro di un cento impegno in cui si è piaciuto (ed è piaciuto) e pensi a quella situazione, al riviva brevemente prima di “scendere”in campo nel colloquio.  E in questo rientrano anche i suggerimenti dello scorso intervento sul colloquio (La stagione del colloquio).

A cura di Cristina Gianotti, Business Coach

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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