Proteggere la pelle da freddo e smog

postato da Nicoletta Carbone il 31.10.2013
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Per proteggere la pelle da freddo e smog è importante detergerla accuratamente ogni sera per liberarla dalle impurità accumulate, facendola così respirare meglio. È poi necessario utilizzare prodotti “barriera”, cioè creme o fluidi emollienti o idratanti, che aiutino a mantenere i livelli di umidità naturale della cute, trattenendo l’acqua per poi rilasciarla lentamente. Insieme ai prodotti è opportuno aiutare la pelle anche dall’interno, assumendo vitamine, in particolare A, E, e C, e minerali, come selenio, zinco e magnesio.

A cura del Prof. Antonino Di Pietro

Sei pronto a cambiare?

postato da Nicoletta Carbone il 30.10.2013
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Einstein diceva che la pazzia è fare la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. Io vedo tante persone pazze in giro. Fanno sempre le stesse cose, si lamentano dei risultati ma continuano nella loro opera. La situazione è difficile, lo so. È per questo che ci vogliono nuove soluzioni!
Cito ancora Einstein quando diceva che “il modo di pensare che crea un problema, non lo può risolvere, bisogna cambiare”. Ripeterò cose già dette e già scritte. Lasciamelo fare, credimi serve. Ci sono troppe persone passive. Troppi che aspettano che qualcuno faccia qualcosa. La loro relazione va male, ma aspettano che sia il partner a risolverla. I loro figli hanno problemi, e si aspettano che gli insegnanti risolvano il problema. Il lavoro non gira, ma si aspettano che il governo provveda… Purtroppo non funziona.
Oggi o sei parte del problema o sei parte della soluzione. Il primo gruppo di persone subirà sempre di più la situazione, il secondo troverà nuovi modi per vivere bene e migliorerà sempre di più. Tu, in quale gruppo vuoi essere? Lo so è una domanda banale, ma devo farla. Sappi che se rispondi che vuoi essere nel primo, devi essere disposto a fare qualcosa per farne parte. Potrebbe anche essere qualcosa di semplice come salutare e sorridere ai clienti, cosa basilare ma sempre più rara nei negozi. Oppure imparare qualcosa di nuovo, mettersi in gioco, rischiare… Non so cosa è per te. Una cosa la so. Non c’è tempo da perdere. Dobbiamo investire su noi stessi, crescere e migliorare. Ci sono tante risorse, anche gratuite. Nel web trovi un sacco di roba. Ci sono i libri, i corsi, gli audio corsi.C’è di tutto, hai solo l’imbarazzo della scelta di come crescere, ma non hai alternative al doverlo fare. Gli standard si sono alzati, fare bene non basta più. Per fare un esempio, un’auto utilitaria di oggi ha gli optional, che solo dieci anni fa, nemmeno la berlina più costosa aveva. Non solo, la concorrenza è aumentata. Come le richieste dei tuoi “clienti” interni ed esterni. Per esempio i figli di oggi chiedono di più da noi genitori, rispetto a quello che tu ed io, chiedevamo ai nostri.
Tu, sei pronto a cambiare?
Inizia subito, non c’è tempo per aspettare ancora.

A cura di Claudio Belotti, Coach

Per avere capelli più lucidi

postato da Nicoletta Carbone il 29.10.2013
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Per avere capelli sani, voluminosi e lucidi è innanzitutto importante adottare un’alimentazione mirata, perché la salute dei capelli, come quella della pelle, inizia a tavola. Occorre quindi mangiare frutta e verdura – come peperoni, lattuga e spinaci – ma anche noci, sardine, sgombri e frutti si mare. Per restituire alla chioma tono e lucentezza, è inoltre utile consumare soia, meglio se cruda in germogli.

A cura del Prof. Antonino Di Pietro

Ampliamo il nostro “vocabolario emotivo”

postato da Nicoletta Carbone il 28.10.2013
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Abbiamo visto quanto le emozioni siano importanti nella nostra vita e quanto condizionino le nostre relazioni. E abbiamo anche accennato al fatto che emozioni principali sono paura, tristezza, rabbia e gioia. Vogliamo allora provare a fare un “gioco” per vedere quanto è ricco il nostro “vocabolario emotivo”, partendo da queste quattro?
Il gioco che vi proponiamo può essere fatto con il partner, in famiglia, o con un gruppo di amici. Mettetevi a coppie (o in triadi, se siete in numero dispari) e munitevi di un foglio di carta e di una penna. All’interno di ogni coppia, ognuno deve scrivere sul foglio, per ogni emozione – paura, rabbia, tristezza, gioia – tre (o quattro, o cinque) diverse “gradazioni” dell’emozione, tenendole per sé. Per esempio, nel caso della paura, potrebbero essere: preoccupazione, ansia, spavento, angoscia, terrore. Nel caso della rabbia: fastidio, stizza, collera, esasperazione, furore. Nel caso delle tristezza: malinconia, dispiacere, dolore, struggimento, disperazione. E per la gioia: spensieratezza, ilarità, eccitazione, felicità, estasi… Cercate di essere “creativi”! A questo punto ripiegate il foglio nascondendo le parole e decidete chi “lavorerà” per primo. Si tratta di “mimare” lo stato emotivo, senza parlare, ma solo con il corpo, con gli atteggiamenti, lo sguardo, il movimento, la postura, in modo che l’altro indovini qual è l’emozione che stiamo mimando. Il primo della coppia che lavora mimerà le tre ( o 4, o 5) sfumature di emozioni che ha pensato, non in ordine di intensità ma a caso, una di seguito all’altra, indicando solo con le dita di una mano se sta mimando la prima, la seconda, la terza (o la quarta o la quinta). Prima mima quelle relative alla paura, poi la rabbia, poi la tristezza, infine la gioia. Nel frattempo, la persona che osserva scriverà sul retro del proprio foglio, per ogni emozione mimata, la parola corrispondente, ovvero l’emozione che ha “capito”. Una volta finito il primo lavoro, ci si dà il cambio. Il secondo della coppia farà la stessa cosa con le proprie parole, ovvero mimerà le sfumature emozionali che aveva scritto all’inizio, e l’altro, a sua volta, scriverà le parole corrispondenti che avrà capito. Quando entrambi hanno finito, possono confrontarsi e vedere chi ha capito più parole… o chi ha mimato meglio!
È un gioco che serve ad ampliare il proprio “vocabolario emotivo”, verificando quante sfumature emozionali conosciamo e siamo in grado di riconoscere, in noi stessi e negli altri. È utilissimo in tutte le relazioni in generale, ma può rivelarsi prezioso per contribuire a migliorare quelle con le persona a noi più vicine e care.

A cura di Alessandra Callegari, Counselor

C’è una stagione per i colloqui di lavoro?

postato da Nicoletta Carbone il 25.10.2013
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Se è vero che uno cerca lavoro quando ne ha bisogno, è vero anche che l’autunno è una delle stagioni delle selezioni. Le persone tornano al lavoro, le aziende riaprono, è come se fosse un inizio d’anno, soprattutto se si pensa che la maggior parte delle aziende italiane seguono il calendario solare e quindi l’autunno è la stagione in cui ci si prepara per il nuovo anno. Si deve chiudere l’anno nel modo migliore possibile, ma in contemporanea si preparano piani, budget, progetti, azioni per il nuovo anno. Per essere pronti per gennaio – anche dal punto di vista delle persone che fanno parte dell’azienda – ha quindi senso che l’autunno sia una stagione in cui avvengono le selezioni di lavoro. Sia che si sia mandato il cv prima delle vacanze, dopo le vacanze a settembre o alcuni mesi fa, in questa stagione un’azienda che pensa ad un nuovo inserimento si mette in moto. Noi quindi – che stiamo cercando una nuova opportunità – dobbiamo prepararci. Mettiamo quindi anche questa attività tra le tante proposte al rientro dalle vacanze e per l’autunno- inverno!

Ma un colloquio va preparato?

In effetti ci sono tante cose che si possono preparare in vista di un colloquio di lavoro, giusto frutto dell’attività di preparazione del cv e del contatto con il mondo del lavoro. Alcuni si ostinano a ritenere che è meglio andare al colloquio in modo naturale, rispondere in libertà in modo da essere trasparenti, valutati per quello che si è, senza mentire… E’ proprio un ERRORE!

Il colloquio di selezione di una persona per un potenziale inserimento in azienda è un evento di business e come tale va trattato: va preparato, come si prepara una presentazione, come si prepara e si simula anche una visita ad un cliente, come una negoziazione.

Iniziamo dalle basi:

a)
Essere reperibili: è bene avere un cellulare possibilmente sempre carico e con la segreteria attività, nonchè con la possibilità di ricevere messaggi. So che ognuno ha le sue idee al proposito, ma mettiamoci nei panni di chi sta facendo un lavoro di ricerca: vuole contattarci e  magari deve contattare e riempire un’agenda in un ristretto lasso di tempo. Non si può permettere di chiamarci tante volte ad ore diverse, mandarci mail, ecc.. E’ vero siamo potenzialmente importanti, ma l’offerta è anche alta… Meglio quindi essere facilmente reperibili. Se poi dovessimo essere disturbati in un momento inopportuno per un qualsiasi motivo, meglio richiamare a stretto giro assicurandosi di aver capito nome, società, numero (magari memorizzato dal cellulare stesso). Non lasciar passare più di mezza giornata. Non chiedere all’interlocutore di richiamare, non chiedere di mandare una mail … se non in casi veramente eccezionali (es. vacanza all’estero oltreoceano).

b)
Essere disponibili: va bene che stiamo lavorando e vogliamo farci un po’ desiderare, ma le selezioni non si fanno solo dalle 18.30 in poi o nell’intervallo di pranzo. Un po’ di flessibilità quindi è proprio consigliabile. Essere disponibili significa anche usare mezzi diversi dall’incontro personale. Sempre più anche in Italia è possibile che venga richiesto un colloquio per telefono o via Skype. All’estero specie nei Paesi di cultura anglosassone è una realtà da tempo. Lo sta diventando anche da noi, quindi non stupiamoci . Lo stesso può valere per un appuntamento nella hall di un hotel specie in certi settori particolarmente avanzati (es. il mondo digitale o quello delle start-up).

c)
Essere puntuali: se sto usando un mezzo pubblico che ha un problema, o se incontro del traffico inaspettato meglio avvisare e non quando dovrebbe iniziare l’incontro, ma una mezzora prima. Scusarsi quando si arriva e anche alla fine prima di concludere l’incontro. Non sembri troppo! E’ solo una forma di rispetto della persona e del lavoro in generale.  So che alcuni intervistatore fanno attendere! Io personalmente giustifico un certo ritardo magari fatto ad hoc per testare la reazione dell’interlocutore. Se tale ritardo supera il limite dall’altra parte ha superato il limite, punto. Le regole valgono da entrambe le parti.

Ing. Cristina Gianotti – Business Coach, Specialista in mercato del lavoro

Lo zenzero per amico

postato da Nicoletta Carbone il 23.10.2013
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Lo zenzero è una pianta erbacea perenne di cui si utilizzano le radici fresche o essiccate. È originario dell’Asia ed arrivò in Europa all’epoca dei Romani. Contiene olio essenziale, gingerina, zingerone, resine e mucillagini, che conferiscono alla radice le sue proprietà medicinali. Di recente alcuni ricercatori dell’Università hanno messo in evidenza le qualità antiossidanti dello zenzero, oltre che proprietà antitumorali; esso infatti avrebbe una funzione protettiva contro i tumori del colon retto. Inoltre, possiede un effetto termogenico, ossia produce calore e fa bruciare calorie. Ciò lo rende adatto per chi vuol dimagrire, purché usato nell’ambito di una dieta equilibrata. Seguici e scopri come utilizzarlo.
È aromatizzante, aperitivo, digestivo (favorisce soprattutto la digestione di carboidrati e proteine), stimolante, antireumatico; elimina i gas intestinali; migliora la circolazione sanguigna e allevia il mal di denti e il mal di testa. È efficace nell’affaticamento e nelle sindromi da perdita di memoria (usato regolarmente come condimento). Può essere adoperato per favorire la crescita della flora batterica intestinale e contrastare così colite, stitichezza e diarrea.
È utile per contrastare la nausea, in particolare quella dovuta a viaggi  e alla gravidanza. Anche i crampi provocati da dolori di stomaco o da dolori muscolari sono alleviati dal consumo regolare di questa spezia.
Meglio utilizzare lo zenzero in cucina fresco rispetto a quello in polvere che comunque può essere utile  per aromatizzare zuppe, pesce, verdure, dolci (biscotti, pan di spezie, pan pepato ecc.). Per usufruire delle sue proprietà antinausea e dimagranti, basta semplicemente masticare un pezzo della sua radice prima dei pasti oppure preparare un centrifugato. La mia ricetta per sfruttare al massimo le sue propieta’ e avere un concentrato drenante, capace di bruciare e i grassi e di stimolare il metabolismo prevede  1/2 finocchio , 2 fette di ananas, 1/2 mela e 4 cm di zenzero fresco.
A cura del Dr. Massimo Gualerzi

Chiedimi se sono felice

postato da Nicoletta Carbone il 22.10.2013
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Non parlo del film di Aldo, Giovanni e Giacomo. Mi riferisco allo studio pubblicato sul World Happiness Report. Ultimamente la felicità è un argomento in voga. Cosa è la felicità? Ognuno ha la sua definizione, o meglio, tutti sappiamo se/quando siamo felici, ma facciamo fatica a dare un definizione universale. La cosa curiosa è che nonostante tutte le cose che abbiamo noi, che viviamo nei paesi ricchi, siamo meno felici. Ormai ti ho già annoiato con il principio della sequenza sbagliata. Il problema è che a molti di noi è stato detto che avere porta ad essere. Cioè avere successo (o le cose che vuoi), ti renderebbe felice. La sequenza è sbagliata, è inversa. La verità, riportata dalle maggiori religioni, ma anche dagli ultimi studi, è che essere felice ti porta ad avere successo (o quello che vuoi). Ritorno alla domanda, che cosa è la felicità? La definizione scientifica più comune è “benessere soggettivo”. Un bel modo per dire tutto e niente. Di fatto tu sei l’unico a sapere cosa è la felicità per te. Io, e non sono il solo, ritengo che sia uno stato d’animo che hai se vivi una vita allineata al tuo scopo, a chi sei veramente e cosa è importante per te. Purtroppo la maggioranza delle persone non è allineata e non sa nemmeno quale sia il suo scopo, valori e obiettivi!

Il grande Martin Seligman ha studiato cosa è la felicità e ha concluso che è una composizione di tre ingredienti:

- piacere, cioè l’emozione di stare bene,

- coinvolgimento, cioè sentirsi motivati e/o parte di qualcosa,

- significato, cioè dare un senso “positivo”, alle cose.

La ricerca fatta dice che molti di noi capiscono questi concetti, ma solo a livello razionale, non emotivamente. Questo non aiuta molto, non si può essere felici solo a livello razionale. Non a caso chi cerca solo il piacere (il primo ingrediente), ha momenti di benessere ma non è felice. Mentre chi ha tutti e tre gli ingredienti, ha una vita ricca di soddisfazione. Non solo, secondo le ricerche fatte dalla Harvard Business University, le persone felici sono più produttive, più sane, lavorano meglio, guadagnano di più e tante altre belle cose! Ma, andiamo sul pratico. Si può comprare la felicità? Ci sono modi per avere tutti e tre questi  “ingredienti”? Secondo uno studio fatto dalla University of British Columbia e da Harvard, che io ho riportato  nel mio audiolibro, sì. Basterebbe, secondo gli studi  fatti, fare quello che fanno le persone felici. Le persone felici invece di comprare cose, comprano esperienze. Crescono con viaggi, corsi, attività… Condividono queste esperienze con altre persone, facendole diventare così, ancora più magiche. In questo modo investono su se stessi, coltivano le loro passioni, sogni e obiettivi. Nello stesso tempo, con l’esempio o in altri modi, aiutano altri a fare lo stesso.

A cura di Claudio Belotti, Coach

Pettegolezzi e giudizi negativi: strategie di sopravvivenza

postato da Nicoletta Carbone il 18.10.2013
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Per alcune persone ricevere un giudizio negativo, sia quando sono presenti che soprattutto quando sono assenti, è una vera e propria tragedia. Si preoccupano oltre misura; evitano situazioni che sarebbero per loro molto piacevoli, pur di non rischiare un giudizio; si tormentano al pensiero di cosa gli altri pensino, e soprattutto dicano, di loro. A volte stanno malissimo per un pettegolezzo su di loro riportato da un’amica-spia, e fratturano insanabilmente relazioni per altri versi gradevolissime, semplicemente per un giudizio magari avventato. Escludendo i casi più gravi di paura del giudizio, per i quali potrebbe essere necessaria una psicoterapia, e i casi più gravi di giudizi lesivi, che richiederebbero un’azione legale, possiamo provare a suggerire alcune strategie di sopravvivenza ai pettegolezzi e ai giudizi sociali negativi:

1) Il giudizio è legittimo. Proviamo a ricordarci che è legittimo che gli altri ci giudichino, in buona fede o in cattiva fede, e che non possiamo piacere sempre a tutti: è importante che noi piacciamo ad alcune persone care, a certi amici stretti, ad un piccolo numero di familiari significativi (non necessariamente a tutti né alla maggioranza), per poter godere di una “nicchia ecologica” di riferimento;

2) Il giudizio può essere veritiero. Possiamo cominciare ad accettare l’idea che talvolta appariamo agli altri in un modo diverso da quello di cui siamo consapevoli. Magari un giudizio negativo può aiutarci a migliorare, anche se deriva da una persona antipatica:  potrebbe rappresentare una risorsa;

3) Il giudizio può essere falso. E può essere falso o perché la persona si è sbagliata, o perché intenzionalmente sta emettendo questo giudizio per ottenere un altro suo scopo: ad esempio di mettere se stessa in buona luce, per qualsiasi fine, accettabile o ignobile. Tuttavia la maggioranza delle persone sa che il pettegolezzo lascia il tempo che trova. E se chi riceve il pettegolezzo è talmente credulone da non distinguere tra vero e falso, o da non porsi nemmeno la questione, potrebbe non essere tanto significativa la sua opinione su di noi;

4) Il pettegolezzo può essere giocoso. A volte, invece, il pettegolezzo è solo un gioco: alcune persone possono parlare “male” di altre per divertirsi, ingigantendo i loro difetti o le loro vicissitudini personali solo per ridere o per sentirsi superiori. Talvolta il gioco può far male, ma il più delle volte fa male solo se il bersaglio del gioco si arrabbia troppo;

5) Il pettegolezzo può essere strategico. In altri casi, specie nelle guerre d’amore o nelle competizioni di lavoro, dietro il pettegolezzo o il giudizio negativo si può nascondere una vera e propria strategia di attacco, con la costruzione di una menzogna bella e buona che, per essere credibile, contiene elementi di veridicità montati in modo arbitrario e tale da costruire una cattiva immagine di noi (o della persona oggetto del giudizio); soltanto il tempo consentirà agli interlocutori intelligenti di differenziare;

6) Rispondi con la vita. E’ abbastanza inutile, talvolta superfluo e quasi certamente dannoso rispondere ai pettegolezzi e ai giudizi lasciandosi rovinare la vita, quando sono falsi. Tranquillamente possiamo deciderci a rispondere semplicemente con il nostro modo di vivere: sia alle bugie inutili, sia ai giudizi sommari e sbagliati, sia ai pettegolezzi artificiosamente ricorrenti;

7) Se abbiamo ragione, troveremo degli “avvocati” spontanei. Non serve che ci arrabbiamo, né che ci armiamo per combattere o per vendicarci. E’ molto probabile che qualcun altro si accorgerà dell’inconsistenza dei giudizi o dei pettegolezzi falsi o ipercritici, e che spontaneamente si darà da fare per difendere la nostra immagine nel gruppo di riferimento.

Due libri per saperne di più: Cavazza N. (2012), Pettegolezzi e reputazione, Il Mulino, Bologna; Aquilar F. (2012) Riconoscere le emozioni, Franco Angeli, Milano.

A cura del Dott. Francesco Aquilar

Le piccole emozioni di tutti i giorni

postato da Nicoletta Carbone il 17.10.2013
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“Dobbiamo assumerci la responsabilità delle emozioni che proviamo”: è un’affermazione, indubbiamente “forte”, questa di Candace Pert. La neuroscienziata americana, morta il mese scorso a 67 anni e nota per aver scritto un libro affascinante intitolato Molecole di emozioni (Edizioni TEA 2005-2013), ha dedicato tutta la vita a spiegare la base biologica delle emozioni, vero ponte tra mente e corpo. Che cosa ha inteso dire Pert? Ci invita a riflettere sul fatto che non sono “gli altri” che possono farci sentire bene o male: siamo noi, in modo più o meno consapevole o cosciente (spesso, purtroppo, inconsapevoli e incoscienti), a scegliere come sentirci in ogni singolo istante della nostra vita. In altre parole, il mondo esterno – con tutte le sue relazioni, eventi, incontri, esperienze – è una sorta di “specchio” che riflette le nostre convinzioni e aspettative.
Ma se le emozioni sono così importanti nella nostra vita e di fatto la condizionano, quanto siamo in grado di riconoscerle? Di coglierne le sfumature? Di descriverle e di condividerle con un’altra persona? In realtà, anche quando raccontiamo qualcosa di importante ed emotivamente coinvolgente, parlando con il partner o un amico, spesso facciamo fatica a spiegare quello che proviamo o abbiamo provato in una data situazione. Ci manca un vocabolario emotivo.
Non siamo allenati – e, purtroppo, raramente ci viene insegnato da piccoli, in famiglia e ancor meno a scuola – a “trovare le parole per dirlo”. E non sappiamo dare un nome, sul piano emotivo, a quell’insieme di sensazioni corporee, dovute a modificazioni anche subitanee a livello fisico, che si accompagnano a cambiamenti emotivi. Dall’aumento del battito cardiaco o batticuore all’improvvisa sudorazione, dalla orripilazione (la cosiddetta pelle d’oca, ovvero l’erezione dei peli dell’epidermide) all’accelerazione del ritmo respiratorio, per non citare che i più comuni.  La difficoltà che abbiamo nel “sentire”, sul piano fisico ed emotivo, i nostri cambiamenti, ovvero la scarsa abitudine a rendercene conto, ci impedisce di cogliere quel nesso fra emozioni e sensazioni che è invece una delle tante dimostrazioni dell’unità funzionale tra mente e corpo.
Quali sono le emozioni che proviamo, più spesso, nel corso della nostra giornata? Proviamo a pensarci. In realtà le emozioni di base, quelle che possiamo identificare con maggior facilità, sono poche: paura, tristezza, rabbia e gioia… con una serie pressoché infinita di sfumature, varianti, tonalità. Ce ne sono ovviamente altre (secondo alcuni studiosi, per esempio, sono “primarie” anche disgusto e sorpresa, per altri vergogna e senso di colpa), ma limitiamoci a queste quattro.
Siamo in grado, ripensando a una nostra giornata qualunque – oggi stesso – di osservare in che misura, momento per momento, esperienza dopo esperienza, la nostra “sfumatura emozionale interiore” cambia?
Non serve un’esperienza intensa a creare una modificazione del nostro stato emotivo. Immaginiamoci al mattino, ancora in casa, quando ci prepariamo per affrontare la giornata. Poiché è innanzitutto il mondo relazionale che incide su come stiamo, la relazione con gli altri – per esempio gli altri componenti della famiglia: partner, figli, fratelli – ha effetti immediati su di noi. Bastano piccoli episodi a interferire sul nostro stato interno: una risposta frettolosa dell’altro, un gesto sbadato, uno sguardo distratto, un improvviso silenzio… O, ancora, una telefonata improvvisa mentre siamo sotto la doccia, il bricco del caffè che rovesciamo per sbaglio sulla tovaglia, il cane che ha fatto la pipì sul tappeto, i vicini di casa che litigano… Tutte cose che modificano, sia pure di poco, il “come stavamo”, aggiungendo una sfumatura, per esempio, di fastidio, irritazione, ansia preoccupazione, malinconia, tristezza ecc.
Eventi grandi e piccoli, si badi bene, che – al di là di una certa loro oggettività – influiscono su di noi soprattutto per come noi li percepiamo, ovvero sulla base della nostra soggettività; in altre parole, partendo dal nostro stato emotivo immediatamente precedente. Gli stessi eventi, in un altro momento, potrebbero avere su di noi un effetto completamente diverso. Se ci prestiamo attenzione, possiamo verificare che anche minimi eventi legati a incontri casuali, a relazioni per noi insignificanti, incidono sul nostro stato emotivo. Pensiamo all’irritazione (minima, inconsapevole, ma c’è) che ci procura andare in un bar e chiedere un caffè, e non essere nemmeno degnati di uno sguardo dal barista; o camminare per strada ed essere urtati da un passante che prosegue per la sua strada e non ci chiede scusa; o scendere dal marciapiede e vederci sfrecciare velocemente una moto davanti, facendoci sussultare. Così come incide su di noi, procurandoci un cambiamento emotivo di tipo diverso, il sorriso che cogliamo sul viso di qualcuno con cui incrociamo lo sguardo sul tram, o il grazie di una persona cui abbiamo tenuto aperta una porta per farla passare. Le emozioni non devono necessariamente essere “forti” per incidere. E imparare ad accorgersene, cogliendone le sfumature, può esserci molto utile per essere più in contatto con noi stessi e con gli altri.

A cura di Alessandra Callegari, Counselor

L’importanza di asciugarsi con cura

postato da Nicoletta Carbone il 16.10.2013
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Per evitare arrossamenti e screpolature è importante asciugarsi sempre con grande cura. L’acqua che resta sulla pelle può, infatti, creare – soprattutto in alcune zone come ascelle e piedi – un ambiente caldo-umido, “nido” ideale per la formazione di funghi e batteri che irritano e arrossano la pelle. Evaporando, l’acqua disidrata inoltre la pelle, rendendola secca.

A cura del Dott. Antonino Di Pietro

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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