A piedi nudi su un prato

postato da Nicoletta Carbone il 01.08.2013
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Se ci siamo concessi il piccolo piacere di essere a piedi nudi su un prato, proviamo a fare un paio di esercizi semplicissimi. Ci mettiamo in piedi, flettiamo un po’ le ginocchia, ci sentiamo per un momento. Com’è l’appoggio dei piedi a terra? Com’è la sensazione dell’erba sotto le piante dei piedi? Quanto ci sentiamo radicati?

Proviamo a fare una sorta di “massaggio” dei piedi stando in posizione eretta: cominciando con il piede sinistro, solleviamo il tallone e pigiamo con tutto il peso sull’avampiede, dondolandolo come se stessimo schiacciando un mozzicone di sigaretta, molleggiandoci sulla gamba, sempre tenendo le ginocchia flesse. Respiriamo, cercando di portare la nostra attenzione al piede. Dopo un paio di minuti lo posiamo e sentiamo con gli occhi chiusi la differenza di sensazioni tra un piede e l’altro. Probabilmente sentiremo di più le dita, come se fossero più aperte.

Riapriamo gli occhi e passiamo alla seconda parte: il massaggio dell’avampiede con le dita piegate in sotto. Di solito non siamo abituati a sentire le dita dei piedi, e in questa posizione potranno emergere dei doloretti o delle tensioni alle dita. Cerchiamo di starci per minuto e poi appoggiamo di nuovo il piede a terra e a occhi chiusi sentiamo le sensazioni che ne emergono.

Passiamo all’altro piede, massaggiandolo nella stessa modalità. Solleviamo il tallone del piede destro e pigiamo con tutto il peso sull’avampiede, dondolandoci e molleggiandoci sul piede. Dopo un paio di minuti lo posiamo e sentiamo con gli occhi chiusi la differenza tra un piede e l’altro.

Riapriamo gli occhi e passiamo al massaggio dell’avampiede con le dita piegate in sotto. Anche in questo caso cerchiamo di starci per minuto e poi appoggiamo di nuovo il piede a terra e a occhi chiusi sentiamo le sensazioni che ne emergono e in particolare la differenza di esperienza avendo cambiato piede: in termini di appoggio, stabilità, senso dell’equilibrio.

È normale infatti che possa esserci una differenza tra sinistra e destra: le nostre due parti del corpo non sono infatti perfettamente uguali e ci possono essere leggere asimmetrie laterali, di cui ci rendiamo conto più facilmente se siamo in condizione di porvi attenzione. Alla fine sentiamo di nuovo il nostro appoggio a terra, confrontandolo rispetto a quando abbiamo cominciato. Immaginiamo che dalle piante dei nostri piedi partano delle radici che s’immergono nel terreno e ci permettono di sentirci davvero radicati, come forse mai prima nella nostra vita.

Cominciamo a lasciarci scendere piano verso il basso in un piegamento in avanti, respirando lentamente. Prima appoggiamo il mento sul petto, lasciamo che la testa scenda portandosi dietro le spalle e la schiena, e lentamente, flettendo un po’ di più le ginocchia, arriviamo a toccare terra con le mani, appoggiandole davanti ai piedi. Ci dondoliamo un po’ su una gamba e sull’altra, ci molleggiamo, e sempre respirando piano scendiamo anche con le ginocchia a terra e poco per volta ci allunghiamo in avanti, per arrivare a essere completamente distesi sul prato, a pancia in giù, con le braccia larghe, le gambe larghe, il visto appoggiato sull’erba. Restiamo così, respirando piano, e sentiamo com’è. Sentiamo come stiamo, sentiamo le sensazioni nel corpo, la sfumatura emozionale che emerge nel qui e ora. Sentiamo com’è, semplicemente, stare in contatto con tutto il corpo sul prato.

Ci mettiamo su un fianco e piano piano rotoliamo di lato, andando a metterci in posizione supina. Di nuovo sentiamo com’è. Alziamo le gambe, stendendole verso l’alto; poi portiamo le ginocchia al petto, ci dondoliamo di lato utilizzando il peso delle ginocchia verso destra e verso sinistra, su un fianco, sull’altro, e sentiamo com’è. E permettiamoci di far uscire i nostri suoni.
Poi muoviamo di nuovo le gambe, torniamo a sdraiarci, ci rilassiamo e sentiamo come stiamo.
E poi ci mettiamo di nuovo su un fianco, sentiamo ancora una volta com’è il contatto con la terra, e lentamente ci rialziamo. Facciamolo tutte le volte che possiamo: permettiamo di lasciarci andare, di perdere un po’ il controllo…

A cura di Alessandra Callegari, Counselor, esperta di bioenergetica e formatrice

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