Cosa mettere in valigia

postato da Nicoletta Carbone il 31.05.2013
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All’ultimo minuto, non si sa mai che cosa portare via come pronto soccorso, cosmetici e supporti terapeutici vari. Per facilitare il compito, ecco qua, pronta per l’uso, la “lista” di ciò che va portato in montagna, e di ciò che va invece portato al caldo.

In montagna:
= una crema nutriente e protettiva per il viso (anche per i bambini)
= una protezione solare medio alta (circa 15) per il viso
= uno stick a protezione totale per naso, labbra, zigomi
= una crema specifica per labbra, da applicare spesso
= un collirio decongestionante, a base di eufrasia
= un tubo di vaselina bianca, da applicare su eventuali ragadi e taglietti che si formano sulle mani (oppure un olio di vitamina E)
= cerotti specifici per le vesciche dei piedi
= una crema antiobiotica, per eventuali ferite
= una crema o un gel all’arnica, per contusioni e dolori
= granuli di Arnica 5CH (3-4 granuli 3-4 volte al giorno in caso di cadute e contusioni)
= disinfettante e cerotti
= uno spray per la gola a base di propoli o di echinacea
= un unguento balsamico da applicare sul torace in caso di tosse

Al mare e al caldo:
= una protezione solare a schermo totale (per i primi giorni, attenzione perché ci si può scottare anche se è nuvoloso)
= un protezione totale media (circa 15), per quando si è già abbronzati
= un doposole lenitivo e decongestionante
= un gel per eventuali scottature (a base di aloe, o di mimosa tenuifolia: si trovano in farmacia)
= una pomata all’idrocortisone, per scottature più pesanti e punture d’insetto
= un repellente per insetti
= una confezione di antibiotici a cui non si è allergici (all’estero è sempre difficile reperirli)
= una pomata antibiotica (attenzione, in mare, a coralli e meduse!)
= una pomata all’ossido di zinco, da applicare su ogni tipo di irritazione cutanea, anche per i bambini
= un integratore a base di betacarotene, licopeni, vitamina E, per proteggere le cellule cutanee dai danni da radicali liberi (iniziare ad assumerlmo subito, e proseguire per tutta la durata delle esposizioni
= un collirio antibiotico, per eventuali congiuntiviti da piscina
= cerotti, disinfettante e quanlche tampone di garza sterile

A cura della Dott.ssa Riccarda Serri, Specialista in Dermatologia

La dieta Mediterranea

postato da Nicoletta Carbone il 30.05.2013
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Quando parliamo di dieta Mediterranea è bene confrontarsi con il vero significato di questi principi alimentari. Nel corso del tempo infatti, sono state date indicazioni spesso fuorvianti, e il modo in cui è stata proposta da diversi gruppi è spesso sembrato più simile al tentativo di giustificare, ognuno per i propri scopi, la vendita o l’utilizzazione di particolari alimenti, piuttosto che capire il messaggio che trasmette. Metterla in pratica ha consentito un tempo e consente oggi di favorire il ben-essere e la salute individuale e di essere al centro di un processo di rinnovamento culturale importante. Purtroppo però, il modo in cui mediamente si nutrono oggi gli abitanti del Sud dell’Italia non corrisponde agli schemi dell’antica dieta Mediterranea (basata sulle abitudini nutrizionali di Italia, Spagna, Grecia e Marocco), ed è un peccato perché questo porta ad esempio gli attuali bambini del Sud al poco invidiabile record di bambini più in sovrappeso d’Europa. I principi sani che tutti possono mettere in pratica sono quelli dell’uso di molta frutta e molta verdura stagionale, dell’uso di cereali integrali al posto di quelli raffinati, della forte limitazione degli zuccheri semplici e della dolcificazione, dell’uso importante di semi oleosi, della prevalente utilizzazione di pesce, dell’abbondante uso di olio di oliva, del consumo di legumi, della distribuzione corretta dei tempi dei pasti, della lenta masticazione e dell’affiancamento a tutto questo del movimento fisico (come facevano i nostri avi in quell’area). Non si può spiegare la dieta invitando al consumo di abbondanti pastasciutte e di merendine, come a volte è stato fatto, ma si tratta di cambiare dei modelli di alimentazione per ritornare a stare bene. Per portare ogni organismo verso un benessere complessivo che comporta anche un controllo infiammatorio e un miglioramento deciso delle sue condizioni generali.

A cura del Dott. Attilio Speciani, Specialista in allergologia e immunologia clinica

Riso rosso fermentato e colesterolo

postato da Nicoletta Carbone il 29.05.2013
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Trovo corretto che  i medici possano suggerire qual’ora sia possibile,  rimedi naturali per aiutare i loro pazienti. Il Lievito di riso rosso rappresenta una di queste occasioni. Infatti la sua assunzione regolare è uno dei migliori modi naturali per abbassare il colesterolo cattivo.

Il riso rosso fermentato è ottenuto dalla fermentazione del comune riso da cucina (Oryza sativa), ad opera di un particolare lievito, chiamato Monascus purpureus o lievito rosso.  Funziona in un modo simile ai normali farmaci utilizzati per abbassare  il colesterolo. Ecco come.

Bisogna innanzitutto capire che , solo una minima quantità del colesterolo circolante viene assorbito dalla nostra dieta, perchè la maggior parte ce la troviamo in circolo poichè è il nostro corpo, che lo produce. Tutto ciò che gli serve è un paio di molecole e una serie di enzimi che combinano queste molecole più piccole per la costruzione di un intera molecola di colesterolo. L’enzima più importante per questo processo è chiamato HMG-CoA reduttasi, questo è come il direttore d’orchestra quindi se si blocca,  si interrompe  tutto il processo deputato alla sintesi del colesterolo.

Il Monascus Purpureus è molto simile alla lovastatina, un farmaco ipocolesterolemizzante molto usato. Questo composto inibisce proprio la HMG-CoA reduttasi e quindi la sintesi del colesterolo si ferma. Il risultato è la  diminuzione del colesterolo totale ma anche dell’ LDL (o colesterolo cattivo). Infatti, diversi studi che hanno testato lievito di riso rosso su persone con colesterolo alto hanno scoperto che si può migliorare anche del 25-30% i valori del proprio colesterolo. Un dosaggio appropriato è di 1200 mg due volte al giorno.

Sebbene lievito di riso rosso è ampiamente disponibile senza prescrizione medica e sembra avere meno effetti collaterali rispetto ai farmaci (le statine), è importante ricordare che si tratta, in effetti, di un farmaco, seppur naturale che deve essere utilizzato sotto la direzione di un medico.

A cura del dott. Massimo Gualerzi, Cardiologo della fondazione Don Gnocchi di Parma

Essere e Ben-Essere: psicologia della salute e psicoterapia cognitiva per la saggezza

postato da Nicoletta Carbone il 28.05.2013
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Nella ricerca di conoscenza, ogni giorno si acquisisce qualcosa. Nella ricerca di saggezza, ogni giorno si abbandona qualcosa: con questa interessante sentenza di Lao Tzu, Mario Bertini, professore emerito di Psicofisiologia alla Sapienza Università di Roma conclude un suo eccellente volume intitolato: “Psicologia della Salute” (Cortina, 2012). Cosa possiamo imparare di utile per la vita di tutti i giorni dagli psicologi e dagli psicoterapeuti che studiano con attenzione il rapporto tra psiche e corpo, tra salute e malattia, e di conseguenza tra conoscenza e saggezza?

Possiamo imparare molte cose, fra le quali:
1)     Che il benessere è strettamente correlato all’essere, esattamente secondo il credo di Nicoletta Carbone e delle sue trasmissioni su Radio 24, e che non possiamo disgiungere la salute del corpo dall’attività della mente e dalle emozioni;

2)     Che molte malattie sono collegate a ricorrenti abitudini negative, e che quindi con le nostre scelte comportamentali possiamo procurarci, influenzare, rallentare, o in certi casi addirittura guarire tutta una serie di malattie che fino a pochi decenni fa sembravano incontrollabili;

3)     Che non bisogna fidarsi dei “sentito dire” e delle osservazioni casuali: in questo settore è presente una ricerca molto attenta che discrimina il vero dal falso. Esiste, ad esempio, una Società Italiana di Medicina Psicosociale, presieduta dal Prof. Lucio Sibilia (Sapienza Università di Roma), che si occupa appunto di queste ricerche interessanti (www.simps.it);

4)     Che il ben-essere dei cittadini non è solo un fatto privato, per quanto importantissimo: esso rappresenta infatti sia un obiettivo politico rilevante, nel senso che ci riguarda tutti e per ottenere il quale tutti dobbiamo impegnarci, sia un obiettivo economico significativo, nel senso che con una maggiore attenzione al ben-essere psico-corporeo si riducono anche le spese sanitarie della società, con un vantaggio economico per ciascuno di noi;

5)     Che paradossalmente, persino spesso anche il costo di una psicoterapia, scientificamente fondata, può ridurre nel complesso le spese sanitarie individuali e familiari, e aumentare non solo il benessere psicofisico ma anche la capacità di creatività economica di ognuno, nel presente e nell’immediato futuro.

Tornando quindi al consiglio di Lao Tzu dal quale siamo partiti, e rileggendolo in chiave attuale, possiamo concludere che forse a ciascuno di noi conviene ogni giorno stare attenti ad acquisire qualche conoscenza in più (ad esempio con un’attenzione ad incrementare la conoscenza in tutti i settori, inclusa la competenza emotiva e relazionale); e ogni giorno stare attenti a lasciare andare qualcosa che non ci serve, come ad esempio le preoccupazioni allarmate irrilevanti o l’impossibile desiderio di essere perfetti su tutti i piani.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta, presidente dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva e Sociale, Napoli. www.aipcos.org – Twitter @FrancescAquilar

Per avere unghie forti fai così

postato da Nicoletta Carbone il 27.05.2013
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Per avere unghie più forti, e quindi anche mani più belle, è utile inserire nell’alimentazione quotidiana il latte, il formaggio, le uova ma anche la carne rossa, cioè il manzo, il vitellone, il vitello, e le verdure a foglia verde. Occorre inoltre indossare i guanti quando si fanno le pulizie, non tagliare mai le cuticole (cioè le pellicine intorno alle unghie) e massaggiare le mani frequentemente con una crema o con un olio apposito.

A cura del prof Antonino Di Pietro, Direttore del servizio di dermatologia dell’ospedale di Inzago (Mi)

L’eleganza è una questione di dettagli, anche nel cv

postato da Nicoletta Carbone il 24.05.2013
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Ma quanti dettagli ci sono in un cv ? E che significato hanno?
Una persona pragmatica, come lo sono anch’io, potrebbe dire che quello che conta è la sostanza: quello che uno ha fatto e sa fare. Sono pienamente d’accordo, ma se mando un cv perché non mi conoscono e mi devo presentare, anche il dettaglio del cv parla di me, della mia accuratezza, della mia coerenza, della mia professionalità. E’ come se mi chiedessero una relazione per il Presidente, è come se mi chiedessero una revisione di bilancio, è come se mi chiedessero un business plan o una campagna di marketing, insomma il cv è uno strumento di lavoro esso stesso. Quindi è da fare bene e i dettagli parlano di come lavoro e parlano di me.

I dettagli parlano di come lavoro:
L’impaginazione: impaginare bene un testo non è solo una questione estetica, ma è una questione di chiarezza mentale. Impaginando bene quello che voglio dire trasmetto pulizia e chiarezza mentale.
L’ortografia: scrivere correttamente nella propria lingua dovrebbe essere scontato. In realtà non lo è: per ignoranza, per fretta, perché il correttore automatico ci fa degli scherzi, per mancanza di controllo. Che effetto fa quindi aver fatto il  liceo se poi scrivo beneficenza con la i? E se sono anche laureato? E se faccio il contabile ha senso che trasmetta un’impressione di non accuratezza?

Le maiuscole: a volte per sottolineare delle parole si usano, anzi si abusano, le maiuscole. Io non lo consiglio, meglio tornare alle regole grammaticali classiche. I toni e le sottolineature lasciamole al colloquio e quindi alla comunicazione nel suo complesso, non verbale e paraverbale.
I grassetti e le sottolineature: qualche variazione sul tema può essere utile all’impaginazione nel suo complesso. Troppo stroppia come si dice. In particolare sottolineare le parole chiave può distogliere l’attenzione da altro nel cv che potrebbe interessare. Quindi il consiglio è di non forzare la mano. Nel cv metto una sintesi di quanto ho da dare, lasciamo che sia il cv nel suo complesso a parlare di me, senza fare ulteriori “sintesi” attirando l’attenzione solo su alcune parole.

Le indentazioni: le indentazioni aiutano a esprimere bene i concetti e denotano chiarezza mentale come dicevamo sopra. Il cv è però un documento di sintesi, quindi troppe indentazioni non sono consigliabili. Vuol dire che mi perdo in dettagli inutili, tendo a precisare troppo, sono un insicuro… l’avreste mai detto che uno che legge può fare tali illazioni?
Le date: è una questione di controllo, ma non solo. Se sbaglio nell’indicare il periodo degli studi genero domande su quanti anni ci ho messo a conseguire un diploma o una laurea e quindi domande nel colloquio o direttamente giudizi durante la lettura del cv, senza arrivare al colloquio!  Cosa dire poi dei periodi lavorativi? Innanzitutto che siano in ordine, cronologico o anticronologico, a seconda dell’impostazione del cv, e poi io consiglio di non indicare anche i mesi se una persona ha una carriera di diversi anni (es. oltre 15) – è una info che non aggiunge niente, un dettaglio inutile in questo caso.
Le leggi: almeno la liberatoria sulla privacy va messa. Oltre alla legge 675 c’è il decreto 196, controlliamo bene sia i numeri delle leggi, sia gli anni, sia quanto in vigore. Lo stesso dicasi nel caso in cui debbano citare delle leggi nel testo.

I dettagli parlano di me:
I colori: di sicuro è da usare il nero o il blu scuro, o un ‘alternanza di nero e toni di grigio. Niente di più, specie se rimango in ambito aziendale. Diverso sarebbe se fossi un artista, uno scrittore, una modella. In tali casi però oltre al cv si usano altri strumenti che qui non prendiamo in considerazione.
La persona del verbo: ci sono ancora persone che scrivono, e parlano anche, di sé in terza persona. NO! La prima persona aiuta a stabilire una relazione con chi legge e quindi ci aiuta. Al massimo – se sono timido – posso usare l’impersonale. Una regola: stesso stile lungo tutto il cv: non un ruolo scrivendo in I persona e un altro con sostantivi o verbi e quindi in modo impersonale!

Le frasi: le frasi devono essere chiare e facilmente leggibili, quindi? Corte, senza troppi frasi secondarie e parentesi. Uno stile che definirei “anglosassone”.
I tempi dei verbi: i tempi dei verbi devono innanzitutto essere coerenti lungo tutto il cv. Magari passato o passato prossimo (come usiamo qui al Nord) per le aziende e i ruoli passati e il presente per l’attuale. Se sono in fase di transizione bisogna fare attenzione a cosa voglio trasmettere: voglio dire chiaramente che sono senza occupazione o no? I tempi lo rivelano sia qui sia nel colloquio.

Le date: le date oltre a parlare di me, delle mie caratteristiche personali in termini di accuratezza, controllo, precisione, ecc. dicono anche se ci ho messo un anno in più o in meno per il diploma, quanti anni ci ho messo per laurearmi, se prima di iniziare a lavorare ho fatto o non ho fatto “cose”, se mi sono preso un anno sabbatico o in una transizione sono stato fermo due anni perché avevo la mobilità…  Quindi attenzione ad essere almeno corretti onde generare solo domande a cui possiamo rispondere (magari al colloquio, non è il caso di dare “giustificazioni” in un cv).

Se poi ho dei periodi brevi in termini di azienda o ruolo potrei evitarli: probabilmente non aggiungono info alle competenze che devo dimostrare.
Le parole in Inglese (o in altre lingue): ormai usiamo molte parole inglesi anche nel linguaggio corrente. A maggior ragione le usiamo se lavoriamo in contesti internazionali o a contatto con il pubblico. La nostra è una bella lingua e va curata. Detto ciò non tutti capiscono l’inglese e i termini aziendali i potrebbero essere slang, inoltre se voglio passare a lavorare in una PMI italiana magari troppo inglese è un ostacolo per il mio inserimento e quindi potenzialmente un mio punto di debolezza, anziché di forza, nella selezione, capito?   SE poi ci sta, usiamole! Ma secondo le regole grammaticali italiane, es. non il plurale con la s per “manager”.

I nomi delle aziende: le aziende cambiano nome, si fondono, vengono acquisite, etc. Magari l’azienda per cui ho lavorato 20 anni fa ora si chiama in altro modo: l’indicarlo facilita, quindi perché no? Indicherei comunque la vecchia denominazione e tra parentesi la nuova.
Usiamo quindi amici e parenti per farci rileggere il cv prima di usarlo per vedere l’effetto che fa.

A cura di Cristina Gianotti, Business Coach

Quanto è utile il silicio per la pelle e per i capelli, e non solo

postato da Nicoletta Carbone il 23.05.2013
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Dopo l’ossigeno il silicio (SI) è il più abbondante elemento presente sulla crosta terrestre (27.2%), ma anche in molti tessuti del corpo umano è abbondante e soprattutto nella pelle, nelle unghie, nei capelli e nelle ossa. Non ancora ben conosciuta la sua funzione nelle cellule di questi organi ma si sa da numerosi studi che la sua mancanza è alla base di alcuni disturbi importanti come la riduzione della formazione di collagene nella pelle o l’alterazione della struttura della cheratina dei capelli e della pelle. Si è visto anche, però, che la mancanza di silicio può causare l’aterosclerosi (soprattutto dell’aorta) o addirittura essere alla base del morbo di Alzheimer. La maggior fonte di silicio per  l ‘uomo è la dieta :bisognerebbe assumere dai 20 ai 50 mg al giorno . Ma non è sempre facile, la maggior quantità di silicio si trova nei cereali (grano,avena,orzo) e in alcune parti del riso , nella banana,nei fagioli e nelle patate. La birra contiene una buona quantità silicio, così come alcuni tipi di acqua minerale. La carne invece ne contiene pochissimo. Il problema però è la sua biodisponibilità, molto spesso non viene assorbito dal tratto gastro intestinale , e eliminato in grande quantità con le urine. Per questo è utile prevedere  una dieta con cibi comunque ricchi di SI, o ciclicamente arricchirla con integratori (ben scelti!!).

A cura del Dott. Fabio Rinaldi, Specialista in dermatologia e venereologia

I semi di chia: amici del cuore

postato da Nicoletta Carbone il 22.05.2013
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Ormai è risaputo. A tavola ci si può e ci si deve curare. La natura ci offre diverse possibilità che spesso non sappiamo cogliere perché disattenti o perché non sufficientemente informati. Tra le meraviglie della natura troviamo dei semi quasi miracolosi: i semi di Chia. Originari dell’America centrale, nell’antichità i semi di CHIA erano considerati “magici” e la mitologia narra che gli Aztechi traessero da essi la forza per affrontare e vincere le loro battaglie: in lingua maya “chia” significa “forza”! racchiude macronutrienti e micronutrienti in grande quantità, soprattutto se si tiene conto delle piccole dimensioni del seme. Si possono utilizzare per condire zuppe, insalate o ricavare farina con la quale preparare diversi preparati.

Per quanto riguarda i macronutrienti il seme non si fa mancare niente: è un serbatoio di carboidrati, proteine e lipidi, oltre che di fibre solubili e insolubili.
Nel seme di Chia ci sono tutte gli aminoacidi, compresi quelli essenziali, cioè quegli aminoacidi che il corpo umano non riesce a sintetizzare e che quindi deve introdurre necessariamente dall’esterno tramite il cibo: per questo è un ottimo ingrediente alimentare per gli stati di convalescenza ma anche per gli sportivi, per aiutarli ad aumentare la massa magra e migliorare le performance. Utilissimi  per integrare le diete vegeatriane spesso carenti di alcuni aminoacidi essenziali.

Il seme di Chia ha un basso indice glicemico per cui è consigliato ai diabetici o in tutti i regimi alimentari per contrastare il sovrappeso.
Ma una delle caratteristiche nutrizionali più importanti di questi semi è il suo contenuto in acidi grassi omega 3. Questi grassi sono normalmente molto difficili da trovare al di fuori dei prodotti ittici ( ne è ricco il pesce azzurro). Quindi i semi di chia si pongono come valida alternativa alle tradizionali fonti. Tali grassi sono fondamentali per il mantenimento della salute, per questo sono uno dei pochi ingredienti certificati per avere dimostrati benefici sul cuore. Negli Usa, infatti, già dal 2004 sono stati definiti con lo status di “presidio qualificato per la salute”, poichè ci sono prove sufficienti a ritenere che gli Omega 3 abbiano un effetto positivo sull’organismo e riducano il rischio di disturbi cardiaci.
Quindi iniziamo a nutrire il nostro cuore e la nostra salute introducendo i Semi di Chia nella nostra alimentazione.

A cura del Dr. Massimo Gualerzi, Cardiologo della fondazione Don Gnocchi di Parma

Per avere gambe leggere

postato da Nicoletta Carbone il 21.05.2013
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Per avere gambe leggere occorre evitare di restare troppo a lungo seduti o in piedi. Per riattivare la circolazione, ogni venti minuti, è consigliabile fare qualche passo veloce e sollevarsi leggermente sulla punta dei piedi. E’ inoltre bene inserire nella dieta i frutti di bosco e l’ananas.

A cura del prof. Antonino Di Pietro, Direttore del servizio di Dermatologia dell’Ospedale di Inzago (MI)

Addominali croce (per troppi) e delizia (per pochi)

postato da Nicoletta Carbone il 20.05.2013
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L’aspetto estetico dell’addome è una dei segnali  universalmente indicato per testimoniare le condizioni di buona o cattiva forma fisica di una persona.

Probabilmente a causa della sua posizione intermedia tra le gambe e il torace, quasi come facesse da crocevia tra questi due fondamentali elementi del corpo, idealmente quasi ci si aspetta che unisca le due strutture  in maniera legante ed armonica…

In realtà, questo ideale estetico, che è fortemente rinforzato da pubblicità  e sfilate di moda, è poco  realistico e aderente alla realtà quotidiana perché il mantenimento di una pancia cosidetta “scolpita” è frutto di notevoli sacrifici basati su rigorose diete povere di grassi e interminabili sedute di esercizi adeguatii.

Ce lo possiamo cofessare senza patemi: l’aspirazione di vedere sulla pancia le “placche di tartaruga” è quasi un sogno mentre, invece, è assolutamente consigliabile il progetto  di migliorare decisamente e senza sforzi inaccettabili la forma e la funzione di questo cruciale gruppo muscolare.

Gli addominali non hanno solo funzioni “estetiche”. Grazie alla loro posizione e alla direzione delle proprie fibre riescono a soddisfare contemporaneamente diversi e fondamentali compiti funzionali: mantengono correttamente nella loro sede tutti gli organi viscerali; coadiuvano la respirazione e sono muscoli essenziali per il controllo della della stabilità della colonna vertebrale.

Ma perché sono fra i primi ad arrendersi sotto le spinte insistenti della vita sedentaria? Tanto per cominciare, mangiamo troppo, e, tante volte, male. Le eccessive quantità di cibo introdotte, accoppiate ella non troppo buona abitudine di bere bibite gasate aumentano il volume dei visceri e premono con forza sulla superficie di questa cintura muscolare di contenimento.

Gli addominali, sollecitati eccessivamente dall’interno, progressivamente si sfiancano e, perdendo la tenuta, si arrendono alla pressione eccessiva.

A cura di Michele Romano, fisioterapista e direttore tecnico di Isico

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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