Una polvere “magica” per i nostri capelli

postato da Nicoletta Carbone il 24.04.2013
24

La percezione visiva che la quantità di capelli di chi incontriamo sia inferiore al normale dipende dal fatto che ne intravediamo più o meno nitidamente il cuoio capelluto. Il camouflage tricologico nasce proprio per compensare questo problema: si tratta di una sorta di make up per capelli, costituito da un dosatore simile a quello dello zucchero a velo, che contiene  microfibre di cheratina sintetica, di tutte le diverse nouance di colore necessarie. Applicato sul cuoio capelluto crea un effetto ottico che, coprendo la cute, simula una capigliatura folta e sana.

Dopo alcuni minuti queste fibre aderiscono alla pelle in modo che né pioggia né sudore le possano rimuovere, cosa che invece uno shampoo farà facilmente. Il prodotto ha massima garanzia di sicurezza, non contiene allergeni, sensibilizzanti o irritanti ed è pertanto adatto ad ogni tipo di cuoio capelluto, indipendentemente dalla patologia di base. Più facile da usare che da spiegare!

A cura del Dott. Fabio Rinaldi, Specialista in dermatologia e venereologia, presidente della fondazione IHRF in Milano

Occhio ai pollini: le erbe utili contro la congiuntivite allergica

postato da Nicoletta Carbone il 23.04.2013
23

Con l’arrivo dei pollini, tanti allergici lamentano soprattutto fastidi agli occhi, magari già provati da troppe ore passate al computer.

Contro prurito, arrossamento e lacrimazione eccessiva esistono erbe dall’azione decongestionante, antinfiammatoria e astringente, come camomilla (Matricaria chamomilla), malva (Malva sylvestris) e calendula (Calendula officinalis). A questa triade naturale, già di per sé efficace, si può abbinare l’eufrasia (Euphrasia officinalis), pianta forse meno conosciuta ma particolarmente apprezzabile in caso di congiuntivite allergica, perché alle virtù antiflogistiche associa un’azione antistaminica (gli antistaminici sono i farmaci più utilizzati per controllare i sintomi delle allergie).

In commercio trovate colliri a base di questi fitoterapici, ma potete anche ricorrere a una preparazione casalinga, acquistando in erboristeria una miscela di camomilla, malva, calendula ed eufrasia in taglio tisana. Ottenete quindi un infuso portando a ebollizione dell’acqua e aggiungendo un cucchiaio di erbe per tazza dopo aver spento il fuoco. Si lascia riposare il liquido, coperto, per circa dieci minuti, quindi se ne imbeve una garza che si applica sugli occhi. Ripetete l’operazione due o tre volte al giorno.

A cura del Dott. Luca Avoledo, Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale

Il cv è il mio biglietto da visita

postato da Nicoletta Carbone il 22.04.2013
22

Quando vado a fare un colloquio mi serve un biglietto da visita? NO.
Come privato cittadino – sia che sia occupato, sia che sia disoccupato – se vengo invitato a un colloquio di lavoro non devo usare un biglietto da visita. I miei riferimenti sono ormai noti (tramite il cv o riferimenti forniti da altri o ottenuti in altri modi dalla controparte).

Assolutamente se sono occupato non devo usare il biglietto da visita corrente. Sono presente al colloquio a titolo personale, non sto rappresentando la società mia attuale datrice di lavoro.

E’un caso, questo, assimilabile all’uso della mail di lavoro per la ricerca di opportunità lavorative o comunque per attività personali: non è opportuno, consigliabile, forse è anche perseguibile, usare il nome di una società, mentre mi sto presentando a titolo personale. Sto presentando e vendendo me stesso, le aziende e l’azienda in particolare per cui sto lavorando è un dettaglio…
Nel caso in cui l’intervistatore, durante il colloquio, mi chieda il biglietto da visita, ad esempio per motivi di controllo o per semplice curiosità, lo fornirò, ma quando una persona che chiamo ad un colloquio mi presenta il suo biglietto da visita, la trovo una nota stonata, proprio all’inizio del rapporto poi!!!

Diverso è il caso in cui la persona operi come libero professionista, free-lance, imprenditore. Se ha una sua società userà il biglietto da visita predisposto per la sua società. Negli altri casi un biglietto da visita è utile e professionale.
In una fase di transizione: esco da un’azienda, mi sto attivando come consulente, ma non ho ancora definito la mia offerta, sto facendo i primi passi, etc., un biglietto da visita semplice, ma professionale è quello che ci vuole. Se sono un consulente che invece opera in determinati contesti posso specificarlo brevemente nel fronte del biglietto o meglio dietro. Ma per questo vi rimando ad un’altra puntata!

A cura di Cristina Gianotti, Business Coach, Specialista in mercato del lavoro.

Quinoa in insalata di asparagi e branzino con valeriana al basilico e mandorle

postato da Nicoletta Carbone il 19.04.2013
19

Ingredienti per una persona

• 50 g di quinoa cotta
• 80 g di filetto di branzino
• 100 g di asparagi verdi
• olio extravergine d’oliva
• 50 g di valeriana
• 4 foglie di basilico
• 2 uova di quaglia biologiche
• il succo di 1/2 limone
• una manciata di mandorle a lamelle
• sale marino integrale
• 1 cucchiaio di senape

Mettete a cuocere al vapore per 10 minuti il filetto di branzino insieme agli asparagi precedentemente lavati e mondati eliminando le parti più fibrose. Una volta cotti, tagliate gli asparagi in cilindretti di un centimetro e il branzino, al quale leverete la pelle, a cubetti. Amalgamate la quinoa, precedentemente cotta, agli asparagi e al branzino, quindi condite con un filo d’olio e sale.

Fate bollire le uova di quaglia per 5 minuti e lasciatele raffreddare. Sbucciatele, tagliatele in quattro parti e unite anch’esse alla quinoa.
In una ciotola, emulsionate il succo di mezzo limone con la senape e due cucchiai d’olio. Condite la valeriana, pulita e asciugata, con l’emulsione ottenuta e aggiungetevi il basilico spezzettato e le mandorle. Disponete sul piatto la valeriana e accanto l’insalatina di quinoa.

A cura di Stefano Polato, chef

Come lavarsi bene i capelli in 5 mosse

postato da Nicoletta Carbone il 18.04.2013
18

Per una corretta detersione del cuoio capelluto non è solo il tipo di shampoo ad essere importante, ma anche il suo utilizzo. Per la frenesia che spesso accompagna le nostre giornate, il momento del lavaggio è breve e approssimativo, ma ricordiamo che la salute del capello dipende in primo luogo dall’igiene del cuoio capelluto. Riassumiamo in cinque semplici passaggi le cose da non dimenticare quando ci laviamo i capelli:

1.      bagnare abbondantemente i capelli: gli attivi contenuti negli shampoo sono generalmente idrofili (eccezion fatta per lo shampoo secco naturalmente), quindi agiscono più efficacemente in presenza di acqua;

2.      versare lo shampoo nel palmo di una mano, aggiungere un po’ di acqua, quindi mescolare lo shampoo tra le mani in modo che su entrambe ve ne sia uguale quantità;

3.      distribuire uniformemente lo shampoo sul cuoio capelluto e frizionarlo con lieve massaggio senza dimenticare la zona nucale, che chi ha i capelli lunghi spesso trascura;

4.      lasciare agire lo shampoo per almeno tre minuti in modo che possa portare a termine la sua azione detergente;

5.      sciacquare abbondantemente con acqua.

Per la scelta dello shampoo, ricordiamo di preferire quelli indicati per uso frequente e con tensioattivi delicati che limitino la formazione di schiuma.

A cura del Dott. Fabio Rinaldi, specialista in Dermatologia e venereologia

In tavola: tagliolini di grano tenero integrale con pesto di pistacchi e arancia

postato da Nicoletta Carbone il 17.04.2013
17

Ingredienti per 4 persone
•                  g 120 di pistacchi non salati al naturale
•                  g 50 di succo d’arancia
•                  olio extravergine di oliva
•                  1 cucchiaio di pecorino grattugiato
•                  sale
•                  pepe

Per la pasta all’uovo integrale
•                  300 g di farina integrale al 100% di grano tenero
•                  2 uova intere
•                  1 pizzico di sale
•                  Acqua

Preparazione
Amalgamare la farina con le uova ed il sale, qualora l’impasto risultasse troppo duro aggiungere un po’ di acqua. Formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciare riposare in frigorifero per mezz’ora. stendere il panetto preparato con il mattarello, aiutandosi con della farina. Una volta stesa, infarinare bene e ripiegarla più volte su se stessa, quindi, tagliarla formando dei tagliolini.

Preparazione
Nel bicchiere del mixer raccogliete 100 g di pistacchi non salati, 100 g di olio, il succo d’arancia, sale e pepe; frullate fino ad ottenere una crema. Prelevate la crema dal frullatore e amalgamate con un cucchiaio il pecorino grattugiato. Cuocete i tagliolini in abbondante acqua bollente salata per 2/3 minuti, scolateli in una padella antiaderente, unite il pesto e saltateli. Servite completando con il resto dei pistacchi tritati grossolanamente e della scorza d’arancia tagliata a julienne.

A cura di Stefano Polato, chef

Che cosa possiamo capire sulla salute dei nostri figli osservando la loro bocca?

postato da Nicoletta Carbone il 16.04.2013
16

Per prima cosa cominciamo a notare ad esempio se tengono abitualmente la bocca aperta o chiusa. In pratica se usano la bocca invece del naso per respirare. In momenti di difficoltà, durante uno sforzo aerobico intenso o semplicemente quando si ha una chiusura momentanea delle vie nasali (raffreddore), questo meccanismo alternativo può essere accettato. Il problema diventa più importante quando respirare con la bocca invece che con il naso e’ una abitudine costante. Esiste un’espressione tipica dei bambini che respirano con la bocca, detta tecnicamente “facies adenoidea”, a sottolineare che spesso sono le adenoidi ingrossate che causano l’impossibilità di respirare correttamente dal naso e quindi obbligano a quell’espressione che i medici attenti riconoscono immediatamente. La bocca è semiaperta con il labbro superiore sollevato, il naso affilato, spesso sono presenti delle occhiaie scure e l’aspetto  generale e’ indolente e distratto. Le cause della respirazione orale sono molteplici, tanto da far parlare di una vera e propria “Sindrome da disadattamento psico-neuro -endocrino-immunitario”. In effetti anche a livello dell’attenzione, una minor ossigenazione del sangue, non  liberato completamente dall’anidride carbonica e  perciò ossigenato poco a causa di una respirazione non corretta, può provocare proprio sonnolenza, rallentamento delle facoltà intellettive, calo dell’attenzione o difficoltà di memorizzazione. Purtroppo respirare in questo modo provoca danni a livello di molti altri distretti, a cominciare dalle labbra, spesso prive di tono e secche, dai muscoli periorali,dalla lingua. Le riniti ricorrenti con o senza patologie tonsillari o adenoidee provocano  spesso anche il fenomeno del russamento, altro elemento che ci deve far sospettare qualcosa. Tutti questi fenomeni si trasmettono inesorabilmente con un circolo vizioso al distretto osseo del cranio e alla postura cervicale e del rachide in toto. La deglutizione, della quale abbiamo parlato in un precedente post, diventa per forza di cose “atipica”, con la lingua che si interpone tra le arcate per poter ottenere quel sigillo che labbra e denti non riescono più a garantire, e i denti presentano una mal occlusione tipica detta “morso aperto”.

Se poi tutto e’ accompagnato da una suzione prolungata del dito o di un ciuccio,il gioco e’ fatto!!! . In realtà la respirazione orale può essere una causa, una concausa o una conseguenza della deglutizione atipica. Certo e’ che spesso si instaura un circolo vizioso tra le due abitudini, dove una alimenta l’altra e viceversa. Il punto di  partenza può essere anche la suzione stessa  che a sua volta deforma il palato , provocando un morso aperto anteriore, che  può favorire la respirazione orale e la deglutizione atipica, alimentando l’ormai famoso circolo vizioso.

Il palato, per potersi espandere in senso trasversale necessita della spinta linguale,che se invece manca  favorisce la presenza di un palato stretto e alto. Inoltre, respirare a bocca aperta, rende ipertrofici i muscoli delle guance, che impediscono a loro volta l’espansione  fisiologica del palato,concorrendo all’ormai famoso circuito vizioso.  Tutto ciò comporta in ultima analisi dei disordini di tipo ortodontico, e  i denti dei nostri figli crescono storti in una struttura ossea deformata!!!

La permanenza di funzioni motorie orali infantili oltre la giusta età di sviluppo influisce quindi  negativamente sulla corretta evoluzione muscolo-scheletrica del massiccio facciale, sulla postura generale e sulle abilità articolatorie del linguaggio. Non bisogna infatti dimenticare i difetti di pronuncia  anche importanti che un morso aperto può provocare.

Solitamente  a questo punto ai genitori viene proposto un intervento di tipo ortodontico, cioe’ un apparecchio fisso o mobile. Raramente, solo i presenza di gravi difetti di pronuncia viene indicato un intervento di logopedia. Oppure addirittura si dice di aspettare alla fine della crescita per “vedere cosa succede”…….

Aspettare, lasciando che lo scheletro della faccia non abbia più la plasticità e la capacità di modificarsi  che perde quando lo stimolo alla crescita finisce, significa condannare nostro figlio ad interventi ortodontici lunghi e spesso non risolutivi,se non comprendenti  addirittura la chirurgia!

Anche intervenire precocemente solo  sull’effetto di questo circolo vizioso non e’ sensato. Una volta rimosso l’apparecchio,senza aver curato le cause, il quadro dentale e muscolare tornerà inesorabilmente patologico e disfunzionale come prima , con l’aggravante di aver speso tempo, energia e….soldi…

Ma allora quale e’ la strategia giusta da seguire? E’ semplicemente quella di cominciare, il più precocemente possibile a ripristinare le funzioni corrette.

In testa a tutte la respirazione. Il respiro è la vita. La respirazione avviene dal naso perchè l’aria si umidifica, si purifica ed entra più lentamente e i polmoni si riempiono meglio e anche gli scambi tra gli alveoli avvengono in modo efficiente.

La domanda giusta da porsi a questo proposito è: perche’ mio figlio respira con la bocca? Perchè soffre di riniti croniche? Perchè ha le adenoidi  e/o le tonsille ingrossate?

Ci possono essere numerose risposte, ed e’ da queste che e’ giusto e corretto partire.

Spesso le cause risiedono nelle allergie o nelle intolleranze, così diffuse oggi tra i nostri figli. Bisogna in questo caso, appurare quale sia l’allergia o l’intolleranza e curarla. Oppure,se si tratta di una abitudine viziata come il protrarsi del succhiamento di pollice o ciuccio, va preso seriamente in considerazione! Io prediligo la terapia con metodi e presidi naturali, ma a volte può essere necessaria, dopo aver provato interventi più dolci, anche l’intervento chirurgico di eliminazione delle adenoidi! Un otorino esperto e aperto  alle diverse opzioni che oggi la medicina ci fornisce, può dare l’indicazione terapeutica più corretta.

Una volta liberata la via respiratoria e’ necessario rieducare l’area del naso e della faringe con esercizi appositi. E’ importante motivare figli e genitori all’esecuzione di questi esercizi di riappropriazione delle funzioni fisiologiche, non solo della respirazione, ma anche poi della deglutizione e della fonazione. Si tratta di una generale rieducazione funzionale del cavo orale (RFCO).

Ci si può in questa fase avvalere di apparecchi ortodontici mio funzionali  o comunque meno invasivi di quelli che si sarebbero usati una volta terminata la crescita ossea!

L’atto medico più importante resta  il ripristino delle funzioni, che la natura ha  peraltro predisposto in modo perfetto affinché  il nostro corpo  cresca in modo armonioso , naturale ….e bello!

A cura della Dott.ssa Veronica Vismara, Odontoiatra, esperta di rieducazione funzionale del cavo orale e di occlusione

Come cambiare sé stessi in meglio, restando sé stessi: psicologia del cambiamento possibile

postato da Nicoletta Carbone il 15.04.2013
15

1. La piantina e l’agricoltore
Immaginiamo una piccola piantina, che poi crescendo diventa un grande e robusto albero frondoso. Per alcuni versi, la piantina è la stessa; per certi altri, a cominciare dall’aspetto esterno, è tutt’altra cosa. Ma la piccola piantina può anche trasformarsi invece in un brutto albero, tutto storto e nodoso, rinsecchito e lugubre. Dipende dalla sua natura, ma anche dal sole, dall’acqua, dal terreno, dal concime, dagli altri alberi che competono sullo stesso terreno, da eventuali traumi che la piantina possa aver ricevuto nel corso della sua vita. E dall’impegno dell’agricoltore nel curarla. Noi siamo contemporaneamente sia la piantina che l’agricoltore.

2.      La società del cambiamento cui è impossibile resistere
E’ impossibile resistere ai cambiamenti imposti dalla società attuale. Non si può resistere allo strapotere di Internet, non si può fare a meno dei computer e dei telefonini, non si può esimersi dalla globalizzazione che rende conveniente l’acquisto di un prodotto cinese, anche se questo modifica l’economia; e non si può non accettare la ristrutturazione permanente in corso delle relazioni romantiche. Non si può nemmeno opporsi con successo ai cambiamenti, o ai non-cambiamenti, della politica, né a quelli del costume. Per alcuni, sembra che non cambi mai nulla, per altri invece il cambiamento è irresistibile, e non sempre il nuovo che avanza è vissuto con piacere.

3.      Come cambiare in meglio …
Come possiamo cambiare noi stessi in meglio, quindi, pur restando noi stessi? Come possiamo cimentarci con i cambiamenti naturali nel corso delle varie fasi della vita? Come possiamo adeguarci efficacemente ai cambiamenti sociali attuali: economici, politici e relazionali?

4.      … Restando noi stessi?
Possiamo provare ad incrementare alcune caratteristiche che già abbiamo: a) l’autoriflessività, in cui cerchiamo di renderci conto dei nostri sentimenti, delle nostre preferenze reali e dei nostri limiti; b) la comprensione della mente altrui, in cui ci alleniamo a vedere il mondo dal punto di vista dei nostri interlocutori, e soprattutto dei nostri cari; c) la padronanza di sé, cercando di non lasciarci trascinare troppo dai nostri impulsi, e domandandoci prima di agire che effetto avrà la nostra azione su di noi e sui nostri interlocutori, specie se sono significativi; d) l’auto-compassione, nella quale ci alleniamo a trattare bene noi stessi, come se fossimo il nostro più caro amico, e ad incoraggiare affettuosamente noi stessi di fronte alle difficoltà; e) la disciplina interiore, in cui ci impegniamo a riconoscere che la realtà esterna è difficile da fronteggiare, ma anche ad identificare i nostri obiettivi veri e a fare la fatica necessaria per realizzarli, anche parzialmente; f) godersi il viaggio: anziché puntare solo alla mèta, possiamo concentrarci sul “goderci il viaggio” della vita, cambiamenti compresi, senza spendere troppo tempo in lamentele o in rimuginazioni, ma anche stando attenti ai cambiamenti di obiettivo che durante il viaggio ci verrà voglia di mettere in atto; g) apprendere dall’esperienza: a volte possiamo ripetere troppo spesso sia le stesse parole che gli stessi errori, giacché tendiamo a dimenticare la complessità delle esperienze precedenti. Alleniamoci quindi a tener viva la memoria, e a non aspettarci cose che sappiamo essere impossibili.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista a Napoli, Twitter @FrancescAquilar

Come attenuare la pelle a buccia d’arancia

postato da Nicoletta Carbone il 12.04.2013
12

Per attenuare i cuscinetti di grasso e la pelle a buccia di arancia è bene fare una passeggiata di due/tre chilometri ogni giorno; ridurre drasticamente il sale per cucinare; bere almeno due litri di acqua al giorno e inserire nell’alimentazione more, mirtilli, ribes e ananas.

A cura del Dott. Antonino Di Pietro, Direttore del servizio di dermatologia dell’ospedale di Inzago (MI)

La ricetta di oggi: farrotto ai carciofi e profumo di zafferano

postato da Nicoletta Carbone il 11.04.2013
11

Ingredienti per 2 persone

• 160 gdi farro integrale
• 2 carciofi con il loro gambo
• 2 bicchieri di farro integrale
• 2 scalogni
• poco vino bianco
• brodo vegetale
• 1 bustina di zafferano
• olio
• sale e pepe q.b.

Procedimento

Pulite e mondate i carciofi pelando i gambi, asportando le foglie più dure ed eliminando la peluria interna. Tagliate i gambi a tocchetti larghi un dito e lunghi un centimetro, i fiori a striscioline. Man mano che li tagliate immergeteli in un recipiente con acqua fredda e limone.
In un pentolino far cuocere il farro seguendo le indicazioni riportate sulla confezione (circa 40 minuti) con il brodo vegetale e i pezzi di gambo di carciofo. Finché cuoce il farro, in una padella mettere un po’ di olio e lo scalogno tritato, sale e pepe e far soffriggere leggermente e sfumare con il vino bianco. Aggiungere i carciofi e farli saltare per 3/4 minuti. Versare poi nella padella il farro scolato (conservate il brodo di cottura), aggiungere lo zafferano e ultimare la cottura aggiungendo poco brodo (se necessario) e mescolando un paio di minuti, in modo che si asciughi, ma non troppo. Controllare la cottura e aggiustare di sale. Servire con un filo di olio extravergine di oliva.

A cura di Stefano Polato, chef

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


  • Tag Cloud