Oggi impasto e mi rilasso!

postato da Nicoletta Carbone il 29.03.2013
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A Pasqua è tradizione preparare torte salate.
La ricetta che vi propongo è il mio jolly in cucina.
La preparo quando ho bisogno di rilassarmi dopo una giornata di lavoro.
E’ semplice e soddisfa i gusti di tutta la famiglia.
Torta rustica di spinaci e crema alla curcuma
Ingredienti:
Per l’impasto
  • 200 g di farina di grano khorasan (kamut)
  • 100 g di farina integrale di farro oppure di frumento
  • 1 bustina di lievito istantaneo
  • 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 3 cucchiai di semi di sesamo
  • Circa 150 ml di acqua tiepida
Per farcire:
  • 1 kg di spinaci freschi
  • 250 g di ricotta fresca
  • 2 cucchiaini di curcuma
  • 2 cucchiai di semi di girasole
  • 2-3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • Crema di cereali* q.b.
In una capiente terrina mescolate le farine con il lievito e i semi di sesamo, aggiungete l’olio e iniziate a impastare con un cucchiaio di legno. Versate lentamente l’acqua tiepida e amalgamate. Eliminate il cucchiaio e impastate con le mani. Dovete ottenere un composto morbido, omogeneo ed elastico. Avvolgetelo nella pellicola da cucina e lasciate riposare a temperatura ambiente per 15-20 minuti.
Nel frattempo pulite e lavate bene gli spinaci. Scaldate l’olio in una larga padella antiaderente. Unite gli spinaci e cuocete fino a quando si sarà assorbita completamente l’acqua residua del lavaggio. Spegnete il fuoco e lasciate intiepidire.
Amalgamate bene la ricotta con la curcuma e la crema di cereali; unite gli spinaci e mescolate con cura.
Suddividete l’impasto in due porzioni (2/3 e 1/3). Prendete quella di dimensioni maggiori e stendetela con il mattarello. Adagiatela in una teglia rivestita di carta forno, bucherellate la superficie con una forchetta e versate la crema di ricotta e spinaci. Spianatela uniformemente, distribuite i semi di girasole e coprite con la seconda pozione di impasto stesa in una sfoglia sottile. Bucherellate nuovamente la superficie con una forchetta e spennellatela con olio extravergine. Infornate a 180°C per 20 minuti circa.
Lasciate intiepidire e servite con insalata verde mista.
Questa torta è ottima anche il giorno dopo (conservatela in frigorifero e riscaldatela prima di consumarla).
A livello nutrizionale questa ricetta vi fornirà: carboidrati a lento assorbimento grazie alle fibre della farina integrale e degli spinaci, proteine nobili (ricotta), ottimo apporto di grassi  polinsaturi (olio extravergine d’oliva, semi di sesamo e di girasole).
Infine la curcuma arricchirà il vostro pasto della preziosa curcumina, una sostanza antiossidante utile per contrastare l’azione dannosa dei radicali liberi, che aumentano a causa dello stress e dell’esposizione solare.
Il risultato?
Come dessert potete concedervi un bel pezzo di cioccolato fondente oppure una porzione di colomba… senza avere sensi di colpa!
*La crema di cereali la trovate nei supermercati di prodotti biologici o nei negozi specializzati in alimenti naturali e biologici. In commercio ne esistono di diversi tipi: farro, miglio, riso, avena, ecc. Sotto tutte ottime: scegliete in base ai vostri gusti.
Le creme di cereali sono una valida e sana alternativa alla panna di latte vaccino e possono sostituirla nella preparazione di besciamelle e sughi per la pasta.
A cura della Dott.ssa Paola Reverso, medico-nutrizionista

Talco e zona ascellare: meglio di no

postato da Nicoletta Carbone il 28.03.2013
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È consigliabile non usare mai il talco per la zona ascellare. La polvere mista al sudore chiude i pori impedendo alla pelle di respirare.

A cura del Dott. Antonino Di Pietro, Direttore del Servizio di Dermatologia dell’Ospedale di Inzago (MI)

Un nuovo vaccino antifumo

postato da Nicoletta Carbone il 26.03.2013
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E’ stata pubblicata in questi giorni su The American Journal of Psychiatry una ricerca dell’Università americana di Yale su un nuovo vaccino anti sigarette ancora in fase di studio. Ecco alcune nostre considerazioni in tema:

- il vaccino anti nicotina non agisce sulla dipendenza psicologica e un fumatore non ben motivato potrebbe ritrovarsi a fumare di più per combattere l’effetto del vaccino;

- venduto con il nome di vaccino (= soluzione magica e definitiva) potrebbe rischiare di avere l’affetto di deresponsabilizzare il fumatore: da un lato potrebbe far sì che fumi ancora per degli anni dicendosi “quando vorrò mi vaccino ed è fatta”, dall’altro potrebbe fargli affrontare la cessazione con passività e senza coinvolgersi in un cammino anche psicologico, di cui invece è inevitabile prendere coscienza se non si vuole andare incontro a un fallimento.

Crediamo che il fumo non si possa considerare al pari di altre “malattie” fisiche a cui i vaccini hanno dato rimedi in alcuni casi definitivi: se arriverà sul mercato, il vaccino potrà essere uno degli ausili disponibili per chi, adeguatamente preparato, lo saprà usare con i fumatori e quindi ben venga. Bisogna però ricordare che il fumo è strettamente intrecciato con le nostre attività cognitive, relazionali, emotive…insomma non ci si può purtroppo vaccinare da tutte le nostre insicurezze e paure ma si deve saperle affrontare, così come ogni valido percorso per smettere di fumare, con un po’ di buona volontà e il giusto impegno.

A cura della Dott.ssa Elena Munarini (Psicologa) e del Dott. Roberto Boffi (Pneumologo), Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Sette mini-consigli di benessere per goderci la primavera

postato da Nicoletta Carbone il 25.03.2013
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E se decidessimo di goderci la primavera malgrado tutto? Cominciamo dalle banalità: c’è più luce, più profumi, più possibilità di stare fuori da casa e dall’ufficio, più supporto della natura all’ottimismo. Proviamo a cercare qualche buon consiglio di primavera nella psicologia e nella sapienza. Senza la paura di dire a noi stessi cose apparentemente trite e ritrite, quando servono, o di riscoprire l’acqua calda. L’acqua calda, infatti, è utilissima!

1.      Lavorare per vivere. Il profeta Qoélet suggeriva una interessante strategia di azione: lavora seriamente e giustamente dall’alba al tramonto, ma dopo il tramonto mangia, bevi e fa’ festa. Altrimenti, potremmo aggiungere, non avrai la forza né fisica né mentale di lavorare saggiamente e duramente il giorno dopo.

2.      Scherzare per ridere. Prendere le distanze mentali da ciò che ci sta intorno ci aiuta a vedere la realtà più nitidamente, e in più l’umorismo (che non sia sarcasmo, che non sia rassegnazione, che non sia auto-compatimento) ci unisce agli altri, ci fa sentire meno soli, ci abbassa la tensione fisica e mentale. Ridiamo insieme agli altri senza sentirci in colpa!

3.      Sperare per creare. Alleniamo una speranza intelligente, anche in questo caso prendendoci un tempo per le relazioni personali non competitive, ma cooperative e compassionevoli (non solo verso gli altri ma anche verso noi stessi). Neutralizzando le idee nefaste che ci bloccano, come il vecchio modo di dire: “Chi campa di speranza disperato crepa”. Cancelliamo questo e altri modo di dire depressivogeni dal nostro dialogo interno!

4.      Uscire per esplorare. Va benissimo usare Internet per avere informazioni sul mondo e sulle persone, ma incontrarsi personalmente è un’altra cosa, ed esplorare il mondo con tutti e cinque i sensi risveglia la mente e suggerisce nuove idee. Esplorare significa anche non lasciarci catturare dalla preoccupazione allarmata.

5.      Pensare per risolvere. Se abbiamo un problema, possiamo decidere di dedicare un quarto d’ora al giorno a pensarci, non tutto il tempo che abbiamo. Se una soluzione c’è, in un quarto d’ora ci verrà in mente. Se la soluzione non c’è, è inutile affannarci. Vuol dire che abbiamo bisogno di più tempo e di più informazioni, che solo il tempo potrà fornirci.

6.      Emozionarsi per sentirsi vivi. Non c’è bisogno di emozioni estreme, ma di una frequente possibilità di cimentarci con emozioni diverse e condivise, a parole e a gesti, con gli altri significativi e con sconosciuti che sembrano comprensivi. Rimuginare a vuoto e da soli non ci aiuta.

7.      Parlarsi per capirsi. Proviamo a smettere di discutere con chi non sembra voler capire, e cerchiamo con pazienza certosina le persone, che sono tante, che desiderano veramente scambiare opinioni e idee senza preconcetti e senza presumere di aver ragione da soli senza bisogno di confronto. E cerchiamo di parlare con noi stessi come parleremmo con un caro amico: senza auto-accusarci, con atteggiamento benevolo e incoraggiante. La primavera può essere un buon momento per far pace con noi stessi.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista e comportamentale, Twitter: @FrancescAquilar

La primavera in medicina energetica

postato da Nicoletta Carbone il 21.03.2013
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Il periodo dell’ anno che si sta avvicinando, quello della primavera, è in medicina energetica il “momento della rinascita”; si tratta del momento nel quale le energie del corpo umano, si spostano dalle zone profonde dell’ organismo per superficializzarsi. E tutto ciò che avviene nell’ uomo è analogo a ciò che accade nella natura. E’ un meccanismo automatico che si svolge ogni anno in questa nuova stagione. Se vi è qualche  alterazione (da alterata alimentazione, sedentarietà, aggressioni da energie prevaricanti, emozioni ecc) questa si oppone al regolare svolgimento di questa fase energetica;  appaiono allora diversi sintomi tra cui stanchezza, allergie, disturbi muscolari ecc.

Quindi alcune suggerimenti per poter “rinascere” in modo ottimale. Dal punto di vista alimentare ricordarsi di alleggerire l’organismo con una alimentazione sana, ben ripartita e più “leggera” (specie alla sera) rispetto alla stagione precedente. Per quanto riguarda la fitoterapia utilizzare una tisana a base di tarassaco pianta  tipica della fitoterapia  depurante primaverile. E veniamo al micromassaggio: in questa stagione  sono essenziali 2 punti che fanno parte dei cosiddetti punti di tonificazione stagionali. Si tratta dell’ 8 punto del meridiano detto del fegato che si trova al lato interno della piega del ginocchio e del 43° punto del meridiano della Vescica biliare che si trova appena dietro lo spazio interdigitale fra il 4° ed il 5° dito del piede. Premete questi punti con movimenti di pinzamento e rilasciamento (43 VB) o in micromassaggio rotatorio rapido per 1 minuto, mattino e sera.

Poi un ultimo aspetto, più mentale, essenziale per l’ottimale svolgimento di questa fase. Cercare di lasciare andare vecchi rancori e i sensi di colpa che ci ancorano al nostro passato. La primavera, come accennato, infatti è “la rinascita”. Se non ci riuscite “mentalmente” vi possono  aiutare 2 punti: il primo, il 7 Polmone, si trova 2 dita dietro la stiloide radiale. Il secondo 19 Vaso concezione si trova  5 dita sopra il punto centrale del torace, al centro fra i 2 capezzoli. Sfiorate rapidamente questi 3 punti (2 sulle braccia ed 1 sul torace) per 1 minuto fino a arrossare lievemente la pelle. Vi aiuteranno in questo difficile, ma essenziale,  compito psicologico ed energetico; vi aiuteranno cioè a “perdonare ed a perdonarvi” permettendo alle energie della primavera di “fiorire” in tutta la loro bellezza.

A cura del Dott. Maurizio Corradin, Medico Chirurgo

Come vi approcciate alle cose che fate durante la giornata?

postato da Nicoletta Carbone il 20.03.2013
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Io ci ho pensato proprio l’altro giorno: ero a sciare con mia figlia Martina, uno dei nostri giorni speciali, tutti per noi… Le Dinamiche a Spirale mi sono venute in aiuto per capire meglio cosa stavo facendo. Se non sai ancora cosa sono, clicca qui per leggere un estratto del mio ultimo libro, in cui le spiego, assieme ai due riferimenti mondiali di questa metodica.

Adoro sciare. Mi piace l’aria di montagna, il senso di libertà e lo scivolare sulla neve. Mi fa sentire libero! A volte vado da solo, metto la mia playlist nell’iPod e mi perdo nel momento. Con Martina ovviamente è tutta un’altra cosa.

Io sono cresciuto sciando.

Si parte presto con una buona colazione per sfruttare al meglio la giornata. Nella giacca a vento ho tutto: iPod, crema, fazzoletti e cioccolato, per avere sempre energia a disposizione. Non sono un maniaco, uno di quelli che arriva ad apertura impianti e finisce alla chiusura, magari con una pausa veloce a spezzare la giornata, ma mi piace sciare.

Nelle metodica chiamata “Dinamiche a Spirale” si direbbe che ho un approccio ER/arancione allo sci.

Il modo di pensare ER/arancione vede la vita come un’opportunità. Io mi merito tutto, anche il divertimento, e quindi, voglio coglierlo a pieno. Voglio migliorare, crescere, divertirmi…

Nel mio caso, penso come un ER/arancione, non interessato ad apparire: non ho l’attrezzatura all’ultimo grido e non scio per mostrarmi agli altri. È soltanto un momento per me, con me stesso. Cerco di migliorare la mia sciata e di godermi al massimo il momento.

Quando sono con Martina, cambia tutto.

Arriviamo sulle piste e dobbiamo prepararci. Una perdita di tempo totale. Togliere i moon boot per mettere gli scarponi, giacca, casco, occhiali e guanti. Poi si va a prendere i giornalieri. Nel frattempo Martina ha fame, sete, le scappa la pipì, gli scarponi sono troppo stretti o larghi…

Finalmente siamo in seggiovia. Martina ha freddo. Togliamo il casco per mettere il passamontagna, e poi rimette il casco. Poco dopo ha caldo, quindi dobbiamo ripetere l’operazione al contrario…

Poi il bastoncino le cade, peccato che siamo in seggiovia, quindi dovrò andare a recuperarlo nel bosco… Ovviamente l’incidente accade subito dopo la mia raccomandazione di stare attenta.  È normale che se giochi con le cose in seggiovia, poi ti cadono. È successo anche a me quando ero bambino, non l’ho letto sui libri.

Nonostante lo sappia, la mia frustrazione aumenta. Siamo in giro da qualche ora e abbiamo fatto poche discese, penso che stiamo buttando via la giornata.

Fino a quando arriva “l’illuminazione”.

Forse dovrei passare al livello FS/verde. Forse l’obiettivo della giornata non è sciare in sé e sfruttare al massimo ogni momento. L’obiettivo (una parola tanto cara a chi pensa in ER/arancione!) dovrebbe essere quello di creare un momento magico con mia figlia, una connessione tra noi, un ricordo eterno… Al diavolo la produttività.

Quando pensi in modo FS/verde,  quello che conta di più, appunto, è la relazione con le persone, non raggiungere un risultato. Nel mio caso, quel giorno, la persona è molto speciale per me. È Martina, l’obiettivo dovrebbe essere lei, non il numero di discese fatte.

Forse sarebbe stato meglio focalizzarmi sul condividere con lei l’emozione di passare del tempo assieme, mangiare in baita, chiacchierare in seggiovia, essere soli in quel momento magico.

Chissenefrega se facciamo poche discese, per quello ci sono i miei giorni in solitudine. Oggi non è il giorno (o come diremmo in Dinamiche a Spirale, il “momento”) più opportuno per pensare in arancione. Meglio usare il pensiero verde: mi farà godere la situazione, la compagnia e tutto il resto.

Ci è voluto poco. Un po’ di consapevolezza e buona volontà. Il risultato? Una giornata splendida. Da ricordare per sempre!

A cura di Claudio Belotti, Coach

Emozioni dell’incertezza politica

postato da Nicoletta Carbone il 19.03.2013
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Denaro, politica, religione: per molti italiani questo periodo è caratterizzato da questa triplice incertezza. Oltre le preoccupazioni economiche (articolate intorno a tre temute parole: flessibilità, rischio, mobilità), appaiono presenti un’instabilità politica (Che governo avremo? Quanto il prossimo governo mi aiuterà o mi danneggerà?) e anche una suspense religiosa, che influenza anche coloro che sono atei o agnostici (Che effetti avrà il nuovo Papa Francesco? Sarà una rivoluzione positiva per il pianeta?  Offrirà una qualche protezione maggiore per la pace nel mondo, per noi stessi e per il nostro Paese?). Possiamo tratteggiare alcuni scenari dell’incertezza su vari piani:

1)     La personalità dei leader politici. Sono stati a lungo studiati gli effetti del potere politico sulla personalità dei leader, e sembra proprio che il potere, a tutti i livelli, tenda a costruire una “sindrome dell’alterigia”, evidente o nascosta, che come una specie di ubriachezza tenderebbe a deteriorare alcune capacità mentali al punto da alterare proprio quella lucidità che era stata causa del successo del leader stesso.

2)     La personalità dei leader religiosi. Su questo argomento è presente un minor numero di studi. Tuttavia è possibile ipotizzare, in alcuni casi, una trasformazione “verso il male” del carattere dei leader religiosi, di natura situazionale, in alcune circostanze di potere. Ma si può anche ipotizzare una svolta verso una nuova e positiva etica.

3)     La personalità degli elettori. Gli elettori italiani si trovano in una condizione di sospensione, tra le ipotesi di un governo che comunque non sarà quello desiderato per nessuno (essendo necessari accordi tra visioni del mondo diverse), e quella di nuove elezioni imminenti, con una campagna elettorale lunga e temuta, dai possibili effetti nefasti.

4)     La personalità dei sostenitori. Può sembrare paradossale, ma sia in campo politico che religioso, in questi casi di incertezza molti individui si trasformano in sostenitori a priori: di un leader, di un partito, del Presidente della Repubblica, del Papa. Questo può talvolta obnubilare ancora di più il giudizio ed esporre alcune persone ad uno stato di allarme crescente e difficilmente controllabile.

Dal punto di vista psicologico, possiamo provare a suggerire alcune strategie di comportamento per cimentarci adeguatamente con queste questioni ineludibili, senza sentircene schiacciati:

a)      Poter cambiare idea. Consentirsi di cambiare idea su un leader che in una determinata fase è stato convincente, ma che poi potrebbe essersi deteriorato, anche in breve tempo;

b)      Organizzare i propri valori attuali. Costituire mentalmente una gerarchia dei valori più importanti per ciascuno, e cercare di identificare chi difende (realmente e attualmente) quei valori;

c)      Conversare personalmente. Conversare con persone care e/o stimate di questi argomenti, ascoltando con attenzione le loro osservazioni ed utilizzandole per allargare la propria mente;

d)      Ridimensionare la propria responsabilità. Ridurre il proprio eventualmente eccessivo senso di responsabilità, ricordandosi che comunque la responsabilità personale di ciascuno di noi è limitatissima in questi casi;

e)      Continuare a vivere la propria vita. Evitare di trasformare queste preoccupazioni legittime in rimuginazione continua, monotematica e senza via di uscita.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista, coautore di Psychological and political strategies for peace negotiation, Springer, New York

Andate spesso in piscina? Attenzione alle calzature che usate

postato da Nicoletta Carbone il 18.03.2013
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Le calzature di plastica che si usano in piscina dovrebbero essere periodicamente igienizzate, per evitare che trasmettano il virus della verruca. Per igienizzarle è bene metterle in un catino contenente acqua e disinfettante.

A cura del Prof. Antonino Di Pietro, Direttore del Servizio di Dermatologia dell’Ospedale di Inzago

Lo stress: c’è quello “buono” e quello “cattivo”

postato da Nicoletta Carbone il 15.03.2013
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Molti di noi, soprattutto chi vive in città – piccola o grande, di provincia o metropoli, è un contenitore che ci costringe a tempi, spazi, ritmi sempre più veloci, sempre più alienanti, non fatti per il nostro benessere – devono fare i conti con una vita di relazione, professionale, fisica che comporta tutta una serie di costrizioni e di prigionie che alla lunga ci procurano uno stress a volte quasi insostenibile. La parola stress è ormai di moda e non vogliamo abusarne, ma la utilizziamo riferendoci alla difficoltà di stare nel mondo e mantenersi sani in un contesto troppo pieno di stimoli che ci sovrastano e ci limitano. Come fare per ribaltare un po’ le cose indirizzandoci verso piccoli gesti quotidiani che possono farci stare meglio?

Una risposta fisiologica a stimoli esterni

Cominciamo con i ricordare che cos’è lo stress. È stato studiato da molti decenni e in particolare dal medico austriaco Hans Selye (1907-1982), che per primo usò questo termine mutuandolo dalla fisica (significava lo sforzo o la tensione cui era sottoposto un materiale), per indicare la “risposta non specifica dell’organismo a uno stimolo negativo”.

In realtà il termine si riferisce a qualsiasi stimolo (o stressor) proveniente dall’esterno. In questo senso lo stress non è né buono né cattivo: gli stimoli determinano una reazione fisiologica del nostro organismo e tale risposta allo stress è una risposta sana. Stimolo è per esempio una temperatura calda o fredda che possiamo sopportare più o meno agevolmente, stimolo è tutta una serie di rumori che colpiscono il nostro senso dell’udito o le tante immagini che arrivano al nostro senso della vista e così via.

Volendo evitare equivoci, dunque, possiamo usare il termine generico stress per significare la dinamica di pressione ambientale e adattamento dell’organismo, specificando poi in distress lo stress “negativo” e disadattivo, che può condurre anche a reazioni patologiche, e in eustress lo stress “positivo” e adattivo, che comporta l’attivazione di una risposta fisiologica ed efficace).

Selye definì “Sindrome Generale di Adattamento” la risposta fisiologica che l’organismo mette in atto quando è soggetto agli effetti prolungati di diversi tipi di stressor, che siano stimoli fisici come la fatica, mentali come l’impegno nello studio, sociali come le richieste dell’ambiente familiare, ambientali come la pioggia battente.
L’evoluzione della sindrome avviene in tre fasi:

- allarme: l’organismo risponde agli stressor mettendo in atto meccanismi di fronteggiamento (coping), sia fisici sia mentali, come l’aumento del battito cardiaco, della pressione sanguigna, del tono muscolare e l’attivazione psicofisiologica (arousal), ovvero la preparazione complessiva alla risposta efficace;

- resistenza: il corpo tenta di combattere e contrastare gli effetti negativi dell’affaticamento prolungato, producendo risposte ormonali specifiche da varie ghiandole, per esempio le surrenali;

- esaurimento: se gli stressor continuano ad agire, l’organismo può essere sopraffatto e possono prodursi effetti sfavorevoli permanenti a carico dell’intera struttura psichica e somatica.

Ogni stimolo o stressor che perturba l’omeostasi dell’organismo vivente – la sua tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità interna, ovvero uno stato di equilibrio che si mantenga nel tempo anche al variare delle condizioni esterne – attiva immediatamente degli specifici meccanismi autoregolatori, cioè reazioni neuropsichiche, ormonali, immunologiche, emotive, locomotorie.

Che cosa accade nel nostro quotidiano

Anche minimi eventi di vita quotidiana possono portare a modificazioni complesse, persino radicali, dovute all’adattamento. Quest’ultimo si articola nella messa in atto di azioni destinate alla gestione o soluzione dei problemi, alla luce della risposta emotiva soggettiva suscitata da tali eventi: possono essere azioni finalizzate a modificare l’ambiente in funzione delle proprie necessità, oppure cambiamenti nelle proprie caratteristiche soggettive, per meglio adattarsi all’ambiente circostante.

Se per esempio fa freddo, possiamo decidere di accendere un fuoco (azione che modifica l’ambiente) oppure di indossare abiti più pesanti (azione che modifica il nostro stato): l’adattamento dipende dalle nostre capacità di risolvere i problemi (problem solving), ma anche dalla presenza di opportuni elementi ambientali, economici o relazionali. Il maggiore o minore successo dei nostri processi adattativi è dato da una somma di fattori, che comprende non solo le caratteristiche qualitative e quantitative degli eventi che li suscitano, ma anche tutte le nostre risorse personali: tipo di personalità, capacità intellettive, livello culturale, condizioni socioeconomiche, risonanza soggettiva dell’evento legata all’età, al livello di energia, al tempo di reazione ecc.

A parità di evento, insomma, ognuno di noi risponde in modo diverso, così come possiamo essere capaci di affrontare e gestire in modo adattativo, con gli stessi esiti, certi eventi e non altri. Anche la prevedibilità e la conoscenza degli eventi giocano un ruolo fondamentale nella possibilità di instaurare delle strategie adattative atte a gestirli. Il lutto per la perdita di una persona cara è, di solito, più facilmente elaborabile quando la persona era anziana e la sua scomparsa era prevista da tempo; mentre è problematico e fonte di traumi l’adattamento quando siamo esposti a eventi catastrofici e improvvisi.

Lottare o fuggire

Tornando allo stress quotidiano, il problema sorge quando gli stimoli che ci arrivano sono troppi e oltrepassano il nostro livello di sopportazione: allora il nostro sistema va in tilt. Nella nostra società – soprattutto in città – gli stimoli che colpiscono i nostri sensi della vista, dell’udito, dell’olfatto sono talmente tanti che facciamo fatica a prendere le distanze, a discriminare e a scegliere ciò che è buono e ciò che è cattivo per noi, andando verso ciò che è buono e stando lontani da ciò che è cattivo. Pensiamo a tutte le cose che riempiono la nostra vista quando ci troviamo per strada in città e a tutte le persone che incontriamo, che ci vengono incontro sul marciapiede: forme, colori, suoni, rumori, odori, profumi. È come se ci fosse un flusso di sovra stimolazioni continue che invade la nostra esistenza. E alla fine va in tilt la nostra capacità di discriminare gli stimoli e fare sì che possiamo accogliere solo ciò che è buono per noi.

Nel mondo animale e in quello degli ominidi, dei primi uomini, gli stimoli “stressanti” erano soprattutto legati all’ambito della sopravvivenza: avevano a che fare con il clima, le condizioni atmosferiche esterne, il possibile arrivo di un predatore o di un nemico. Si trattava di situazioni tutto sommato limitate in termini di varietà e quantità, e consentivano reazioni precise: nel caso di un allarme o pericolo la reazione possibile, risultato dei meccanismi fisiologici messi in moto nell’organismo, era di lotta o fuga. Si trattava di attaccare il nemico sentendosi abbastanza forti da affrontare la lotta e vincere, o scappare nel caso in cui si sapeva di dover evitare il confronto perché il risultato sarebbe stato perdente.

Gli animali, biologicamente attrezzati, fanno proprio questo: alcuni attaccano perché hanno la capacità di farlo e altri fuggono, perché non possono competere con il nemico. Un predatore carnivoro, per esempio un leone, attacca; un erbivoro preda del carnivoro, per esempio una gazzella, fugge. Alcuni animali in situazioni di estremo pericolo ricorrono a una sorta di paralisi o di assoluta immobilità, fingendosi morti, in modo che il nemico se ne vada: una forma estrema di mimetismo che interviene quando le altre armi o difese naturali non sono utilizzabili e che il più delle volte riesce a salvare la vita.

C’è però una paralisi, un blocco legato all’incapacità di reagire alla sovra stimolazione, che non è funzionale ma anzi molto grave. È quel che succede, anche a noi esseri umani, quando il livello di stimolazione è così elevato e le situazioni stressanti, nel senso più ampio del termine – dal punto di vista intellettuale, emozionale, fisico -, sono talmente gravi che non riusciamo più a mettere in moto dei meccanismi paragonabili alla lotta o alla fuga o al mimetismo. Lo stress ci paralizza, ci blocca, ci impedisce di andare avanti. Una volta si parlava di “esaurimento nervoso”, oggi di burn-out, ma la sostanza è la stessa: a un certo punto il nostro sistema collassa e non siamo più in grado di adottare delle strategie di risposta efficaci, sane, buone per noi.

A cura di Alessandra Callegari, Counselor, esperta di bioenergetica, formatrice

Per la bellezza del viso evita di schiacciare i punti neri

postato da Nicoletta Carbone il 14.03.2013
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Troppe mamme inseguono i figli e le figlie adolescenti per schiacciare loro i comedoni (punti bianchi e neri) e i brufoletti. Ecco, non è affatto una buona cosa. E’ più sano – sia per la risoluzione delle impurezze, sia per invogliare nei ragazzi la vera voglia di curarsi bene da soli e di non ribellarsi alle imposizioni materne trascurando lo skin care, accompagnarli eventualmente da una brava estetista per la pulizia da impurezze, e suggerire ai figli/e una buona pulizia quotidiana eseguita con un sapone delicato più il pannetto di microfibra per il viso (farmacia).

A cura della Dott.ssa  Riccarda Serri, Specialista in Dermatologia

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
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    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

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