La voce parla di noi

postato da Nicoletta Carbone il 30.11.2012
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La voce parla di noi: di come siamo fatti, del nostro modo di essere, della nostra personalità: il modo in cui parliamo e il tono della nostra voce, la sua ampiezza o altezza, sono molto diverse a seconda del nostro carattere. Ci sono persone che parlano sempre ad alta o a bassa voce, anche quando non ce n’è bisogno. Questo fatto può essere legato al senso d’identità che abbiamo: più siamo consapevoli di noi, più abbiamo autostima, più è facile che la nostra voce abbia una buona portata, raggiunga facilmente l’interlocutore, non sia né troppo acuta né troppo grave e manifesti una sorta di armonia con noi stessi.

Ci sono persone che hanno una tale quantità di energia che a volte la loro voce risulta forte, e minacciosa per l’altro, anche se la persona non vuole essere aggressiva. Ci sono persone che nell’incontro con l’altro tendono invece a ritirarsi o a sentirsi inadeguate, ed è facile che abbiano un tono di voce basso, flebile, che in qualche modo riflette la “debolezza” della loro posizione energetica rispetto all’altra persona.

Più l’energia di un certo tipo di personalità è portata a essere ad-gressiva, nel senso di essere proiettata verso l’esterno, più anche la voce sarà forte e aggressiva; più il tipo di personalità tende all’introversione, al ritiro, al distacco, più la voce tenderà a essere bassa e debole.

E quindi è importante portare consapevolezza alla voce e usarla per migliorare la nostra capacità di entrare in relazione con gli altri e con noi stessi e di esprimere davvero quello che siamo.

Le cinque vocali

L’uso della voce e dei suoni vocalici può esserci di grande aiuto nella liberazione delle nostre contratture emotive. Al di là dei movimenti fisici e delle respirazioni che ci permettono di lavorare sulle tensioni e sui blocchi muscolari, lavorare con la voce, sempre in contatto con la respirazione, può poco per volta farci scoprire un mondo di espressività e di creatività.

Facciamo un esempio: i suoni vocalici italiani sono A, E, I, O , U. Li possiamo usare per contattare noi stessi con un semplice esercizio.

Ci mettiamo comodi, in piedi o meglio ancora seduti, con i piedi appoggiati per terra, in posizione rilassata. Respiriamo profondamente con tutto il tronco, permettendoci di ampliare la cassa toracica e di espandere la muscolatura addominale, e chiudendo gli occhi lasciamo uscire in espirazione, dopo aver ben inspirato, la nostra A. Senza sforzare, senza ridurci a non avere più aria, ma mantenendo semplicemente il suono per la durata che il nostro apparato respiratorio ci consente.

Dopo aver fatto questo, ci “ascoltiamo” a occhi chiusi e sentiamo da dove è uscita questa A, da quale parte del corpo arriva. Può essere dalla gola, dal petto, dallo stomaco, dal ventre: non importa da dove, sentiamo com’è per noi nel momento in cui lo facciamo.

La stessa cosa facciamo con le altre vocali. Chiudiamo gli occhi, respiriamo profondamente, e nella espirazione lasciamo uscire la nostra E. Anche in questo caso ci ascoltiamo e sentiamo da dove è uscita la nostra E.

Dopo una pausa passiamo alla terza vocale, la I. Respiriamo profondamente e poi la facciamo uscire sull’onda del respiro. E sempre a occhi chiusi ci ascoltiamo e sentiamo da dove è uscita la nostra I.

Facciamo una pausa. La vocale successiva è la O. Anche in questo caso respiriamo profondamente e poi facciamo uscire la vocale sull’onda della espirazione. E poi ci ascoltiamo, sentiamo da dove è uscita la nostra O.

Piccola pausa, e poi l’ultima vocale, la U. Respiriamo profondamente, poi facciamo uscire la nostra U sull’onda della espirazione. E per finire ci ascoltiamo, sentendo da dove è uscita nostra U.

Dopo un’ultima pausa, respiriamo di nuovo profondamente e questa volta, per completare l’esercizio, lasciamo uscire la vocale che ci piace di più, quella che nel momento ci viene più naturale o ci rappresenta di più, quella che, dei cinque suoni vocalici che abbiamo emesso, sentiamo che è “buona” per noi.

Se proviamo a fare questo breve esercizio tutti i giorni (ci vogliono pochi minuti), poco per volta sentiremo che ogni volta sarà diverso, che la vocale che preferiremo non sarà sempre la stessa e dipenderà da come stiamo, dal nostro qui e ora.

Via via che faremo uscire i nostri suoni, in armonia con il nostro respiro, sentiremo che la sensazione di poter far uscire il nostro suono diventerà sempre più ampia e profonda, e ci darà maggiore soddisfazione. In questo gioco di suoni cambieranno le tonalità con le quali emetteremo le cinque vocali: alcune volte saranno più profonde, altre volte più alte. Potremo anche divertirci a farlo cercando di vedere quanto lontano riusciamo a mandare il suono, quanto in alto o in basso, a destra o a sinistra.
Poco per volta, con questo piccolo esercizio sentiremo che abbiamo una possibilità di emettere suoni straordinaria, pressoché infinita. E via via che ci permettiamo di far uscire i nostri suoni in armonia con il nostro respiro, diventerà sempre maggiore anche la nostra capacità di parlare con gli altri, di lasciare che i nostri suoni dicano delle cose di noi.

Nato per volare

postato da Nicoletta Carbone il 29.11.2012
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È quello che ha sempre voluto fare, ha iniziato a buttarsi dai grattacieli con il paracadute in maglietta, e qualche tempo fa ha battuto il record. Nessuno, prima di lui, aveva “volato” da così in alto e così veloce. Lui è Felix Baumgartner.

Qualcuno dirà che è un record inutile, utile solo agli sponsor. Il dato di fatto è che tutte le televisioni più importanti erano collegate, e moltissime persone, in tutto il mondo, incollate agli schermi.

Sai perché?

Perché abbiamo bisogno di eroi.

Eroi che lavorano tutta una vita, che hanno un team che lavora per loro, che ci mettono due ore e mezza per salire a 34.000 metri di altezza, e meno di cinque minuti per scendere a terra. Il tutto per dirci che i nostri limiti sono molto oltre quello che pensiamo.

Molti vivono vite comode, a volte piatte, noiose. Abbiamo tutti bisogno di questi eroi per svegliarci dal torpore. Per ricordarci di sognare, come facevamo da bambini, senza tanti limiti. Con la voglia di andare oltre l’ordinario.

Sembra che questo uomo non si stanchi mai di superarsi. Lo fa convivendo con la paura, che a suo dire, è la sua alleata per “non fare un passo troppo in là dalla pedana”. Grazie alle sue imprese ci saranno nuovi materiali, la scienza si porrà nuove domande sui limiti fisici del corpo umano e, se tutto va bene, le mie figlie avranno un ricordo di un’impresa vista dal vivo. Io mi sono perso il primo uomo sulla Luna e ho purtroppo visto l’esplosione dello Shuttle.

Mi chiedo quante persone hanno gioito alla sua rinuncia per maltempo. C’è sempre chi gode dei fallimenti altrui. Solitamente sono persone che, nella loro vita, ne hanno una collezione. Sono quelle persone che credono che “mal comune, mezzo gaudio”.

Io penso che il successo di qualcuno dovrebbe essere gaudio di tutti. Perché un esempio, qualcosa che ci dovrebbe ispirare.

Io davanti alla TV avevo le palpitazioni, ero emozionato, nervoso, eccitato…

Quindi, lo ringrazio. I miei amici austriaci sono fieri di lui e fanno bene. Ci ha dimostrato che, sempre come dice lui “l’unica cosa che ti separa tra te e i tuoi obiettivi è la storia di merda che ti racconti del perché non riesci a raggiungerli”.

A cura di Claudio Belotti, Coach

Attenzione alla pelle grassa

postato da Nicoletta Carbone il 28.11.2012
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Questa situazione è frequente: una donna, tra i 35 e i 45 anni,  constata la comparsa di rughe e rughette, nota un progressivo “cedimento” dei contorni del viso, si accorge della presenza di borse e pieghe attorno agli occhi.

Scopre, in pratica, sul suo viso, l’avanzarsi degli anni.

Allora, indiscriminatamente, e indipendentemente dal suo tipo di pelle, inizia ad applicare generici prodotti antirughe ed antietà.

Molto spesso tale operazione è frustrante, perché la donna scopre che non solo la nuova e improvvisa cura di sé non porta ad alcun risultato, ma peggiora nettamente la situazione . Le rughe non passano, e la pelle appare più spenta, più opaca, più “pesante”.

Questo  il tipico caso della pelle grassa. La donna, mal guidata e male informata, non sa che la pelle  si cura in base a come è e a come si presenta, non in base alla data di nascita.  Chi ha pelle grassa non deve mai applicare cosmetici oleosi troppo nutrienti. La pelle ne soffre, non migliora e diviene asfittica. I pori si dilatano sempre più, e le zone seborroiche per eccellenza, cioè fronte, naso e mento, diventano ancora più lucide, untuose, cosparse di punti bianchi e neri.

Come riconoscere la pelle grassa (e la pelle grassa può essere presente anche in premenopausa e in menopausa)? Dalla presenza, appunto, di aree lucide nella zona “T” del volto (fronte, naso, mento);dalla presenza di pori dilatati, dallo spessore cutaneo e dalla intolleranza per qualsiasi cosmetico grasso, che rende la cute lucida ed untuosa.

Allora è vero che la pelle grassa invecchia meno, e non ha bisogno di nessun cosmetico?

No. La pelle grassa può essere molto sensibile, ed ha bisogno di cosmetici particolari. Non per questo meno “nutrienti”. Necessita di una buona detersione mattino e sera (non di una detersione approssimativa, con “gommage” ogni tanto per asportare le cellule “morte”"!). Ideale, per questo tipo di pelle, anche se la mancanza di abitudine lo rende ostico all’inizio, è il sapone formulato appositamente per il viso. Come base per il trucco, e come preparato da notte, sono validissimi i sieri, i liquidi, i gel oil free a base di  acido ialuronico, di lisati proteici, o di  liposomi che agiscono da ‘carrier’ di sostanze funzionali in assenza di un eccesso di olii, inoltre vitamina C, di vitamina A, vitamina B5 e B8 (o biotina).

Utili, ma da usare preferibilmente dietro una guida specialistica, l’acido glicolico (un acido organico) in concentrazioni variabili tra l’8 e il 20%, l’acido retinoico, l’acido salicilico. Inutile, come sempre, eccedere.

A cura della Dott.ssa Riccarda Serri, Specialista in Dermatologia

Tenere la lingua al suo posto!

postato da Nicoletta Carbone il 27.11.2012
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Tornare a sorridere con una corretta alimentazione e attività sportiva

Non si tratta solo di  un modo di dire per cercare di far stare zitte le persone pettegole o petulanti, ma un vero e proprio invito a farlo dal punto di vista fisico! Infatti, oltre ad essere uno dei principali organi della fonazione,ed essere  il principale organo del gusto, svolge  anche la funzione di impastare il cibo con la saliva e di spingerlo sotto i denti affinché venga triturato, e quindi spinto giù per l’esofago, dando avvio alla deglutizione.

Durante il periodo di riposo e l’atto deglutito rio stesso la lingua dovrebbe occupare una posizione ben precisa. Dico “dovrebbe “ proprio perche’ spesso non e’ cosi’, e una postura linguale alterata sia a riposo che in fase dinamica puo’ dare molto problemi a diversi livelli ,come vedremo in seguito.
A riposo,la lingua deve sfiorare quello che si chiama “ spot palatino”, dietro gli incisivi centrali, una zona dove emerge il nervo naso palatino( ramo del trigemino),ricca di recettori posturali La posizione di riposo della lingua rappresenta anche il momento in cui inizia e termina ogni suo ciclo funzionale; se questa e’   anomala, generalmente si sviluppa anche una funzione anomala, che sia a carico della deglutizione o della fonazione

L’atto della  DEGLUTIZIONE avviene di media ogni minuto  durante il giorno, e ogni 2 minuti durante la notte.La lingua sfiora quel punto dove si sentono le rughe palatine, a riposo e lo comprime durante la deglutizione dando  quindi delle importanti informazioni al  sistema nervoso centrale,resettando  ogni volta queste informazioni  sulla postura del corpo. Questa zona,lo spot palatino , e’ in relazione anche con importanti neurotrasmettitori  indispensabili per la corretta funzione del cervello.

Il corretto posizionamento della lingua sul palato,durante la deglutizione, comporta una fisiologica espansione del diametro trasverso del palato, dandogli la forma corretta per permettre una eruzione ottimale dei denti e una respirazione nasale ideale. Se vengono usati altri muscoli per supplire al lavoro linguale, ad esempio i   muscoli  Buccinator(delle guance), questi   permettono  di ingoiare  il bolo alimentare o i liquidi soltanto  attraverso  la  compressione  esercitata  sulle    arcate dentarie  e  ciò  determina  alterazioni   del  palato. La interposizione della lingua tra i denti, invece che il suo corretto posizionamento, comporta quindfi alterazioni occlusali quali il morso aperto, o la presenza di diastemi, il palato ogivale, problematiche parodontali ai denti ,riassorbimenti radicolari o retrazioni gengivali, ecc. Ma i problemi possono interessare anche altre parti della struttura ossea, come il setto nasale, che puo’ venire deviato,con conseguenti   infiam-mazioni  e  ipertrofia  delle  adenoidi  che,  per  la  comparsa  di  respirazione orale, aumentano il  loro  carico  di  lavoro  a  causa   di ristagno di muco. La respirazione orale infatti e’ un’altra conseguenza o concausa, a seconda di quale sia  il primo sintomo, di malocclusione . La compressione delle guance genera anche aerofagia e disturbi a carico  dell’orecchio  dovuti all’ aumento della pressione  aerea  nell’ orecchio  medio con  la  comparsa di  otiti,  acufeni  e  vertigini,  oltre che diminuzioni  dell’udito.

Ogni volta fino che si deglutisce la lingua esercita una pressione di  1 kg per pollice quadrato,  cioe’ 1500 kg al giorno. Se questa forza non e’ indirizzata dove la natura ha previsto ,ovviamente le strutture subiranno dei danni, come abbiamo visto
Deglutizione, 1 volta al minuto durante il giorno,2v di notte. Ogni volta fino a 1 kg per pollice quadrato, 1500 kg al giorno. E’ anche interessante sapere che la lingua e’ collegata ad un osso impari e mediano posizionato nel collo, l’osso ioide, il quale a sua volta e’ collegato tramite il muscolo omoioideo alla scapola. Problemi di deglutizione possono ripercuotersi anche a livello delle scapole,con posture alterate o dolorolabilita’ a volte inspiegabile.

Come possiamo sapere se la lingua e’ al suo posto? Pronunciate la lettera “L”
La lingua dovrebbe stare, a riposo in contatto sfiorante quel punto, e comprimerlo durante la deglutizione.
Per verificare se abitualmente tenete la lingua a posto fate questa esperienza: Lasciate la lingua morbida appoggiata agli incisivi inferiori e provate a piegarvi in giu’ verificando dove arrivate con le mani tenendo le ginocchia dritte. Poi provate a farlo con la lingua posizionata correttamente, sulle rughe palatine, nel punto delle “L”…. Se vi piegate di piu’, significa che abitualmente la tenete nel posto sbagliato.

A volte la postura linguale alterata puo’ dare difetti di pronuncia,ma non sempre e la cosa non e’ per forza univoca. A volte invece puo’ essere dovuta ad un frenulo linguale corto. Per verificarlo provate a fare il trotto del cavallo con la lingua… se non ci riuscite proprio,forse avete il frenulo corto.
Altri esercizi per allenare la lingua a stare al suo posto e per aumentare la sua propriocezione, cioe’ la consapevolezza di dove si trova,  sono
-Appoggiare il dito pollice sulle rughe palatali sentendo il punto della “L”, togliere il dito e appoggiare la lingua sulle rughe.
-Appoggiare la lingua sulle rughe e solleticarle muovendo la lingua a destra e
sinistra facendo dei piccoli movimenti (senza muovere il mento).
-Schioccare la lingua come per imitare il trotto del cavallo, senza muovere il
mento, rallentare la “corsa”, ossia il movimento, e “legare” la lingua al palato.
-Tirare fuori la lingua per toccare un bastoncino o il proprio dito senza appoggiarla ai denti o al labbro inferiore, quindi farla rientrare su richiesta e toccare con questa le rughe
palatali.
-Appoggiare la lingua sulle rughe: apro e chiudo la bocca, prima i denti poi le
labbra (senza staccare la lingua dalle rughe).

Nella pagina FB di Essere e Benessere potete trovare  un video dove spiego qualcuno di questi esercizi insieme a Nicoletta Carbone

A cura della Dr.ssa Veronica Vismara, Odontoiatra, esperta di rieducazione funzionale  del cavo orale di occlusione.

Prepararsi al Natale… senza drammatizzare

postato da Nicoletta Carbone il 26.11.2012
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Per molte persone le feste di Natale rappresentano un problema, che occorre prevedere e gestire con largo anticipo, per ridurne i temuti effetti negativi. Vediamone alcune categorie, di problemi e di persone:

1.      Stramangiare. Per alcuni, soprattutto chi soffre di disturbi del comportamento alimentare, c’è il terrore di ingrassare smisuratamente, a causa delle festività una dopo l’altra.

2.      Regali e allestimenti. Per altri, ad esempio chi tende al perfezionismo, c’è la preoccupazione ossessiva dei regali: cosa regalerò, a chi lo regalerò, come posso fare a non dissanguarmi economicamente pur regalando qualcosa di significativo? E, sempre per i perfezionisti, c’è la preoccupazione di preparare per tutti: cosa cucinerò, come apparecchierò la tavola, come eviterò le critiche? Chi ce la fa a sopportare la stanchezza?

3.      Famiglia in crisi. Per altri ancora, quelli che non godono di rapporti familiari soddisfacenti, c’è la preoccupazione di inventarsi qualcosa per non stare insieme alla famiglia di origine. Magari quest’anno vado al mare d’inverno, così mi traggo d’impaccio! Quelli che sono in crisi con la famiglia costruita, invece, sperano con tutte le loro forze che questi giorni passino in fretta, evitando finché possibile litigate proprio la notte di Natale. Litigate che immancabilmente avvengono, come in una profezia che si auto-determina.

4.      Solitudine. Per alcuni, che magari la famiglia di origine non ce l’hanno vicina, o che sono reduci da un fallimento sentimentale, si affaccia lo spettro di una solitudine spessa e dolorosa, che si scervellano a cercare di compensare in qualche modo.

5.      Amore clandestino. Per gli amanti clandestini, pesa il problema di non potersi incontrare con l’amato/a per molti giorni, e di non poter condividere con lui o con lei la gioia della festività.

Per queste persone, forse qualche piccolo suggerimento potrebbe essere utile:

1.      Stramangiare. Coraggio, non preoccupatevi troppo. Potete provare ad assaggiare tutto in piccole dosi, magari limitandovi nelle occasioni sociali a pochi giorni: 24, 25, 26, 31 dicembre, e 1 e 6 gennaio. Solo sei giorni di tentazioni in più. Se vi autorizzate a non perdere il controllo del tutto, forse potete farcela!

2.      Regali e allestimenti. Provate a puntare al “6” piuttosto che al “10” in tutte le situazioni. Regali da 6, senza voler per forza che chi riceve il regalo resti fulminato a bocca aperta. E allestimenti da 6, rinunciando al narcisismo dello stupore!

3.      Famiglia in crisi. Sulla famiglia di origine non possiamo farci niente: non abbiamo scelto noi quelle persone, ci sono capitate. Sulla famiglia costruita, purtroppo se non va non possiamo prendercela con nessuno, l’abbiamo scelta noi. Ma in condizioni in cui non credevamo che sarebbe andata a finire così male. Tuttavia possiamo tentare una negoziazione senza perdenti, cercando di agire come catalizzatore di neutralità. Potremmo cercare, come in una negoziazione internazionale, di puntare ad una tregua natalizia: sarà un vantaggio anche per noi.

4.      Solitudine. Se abbiamo degli amici con cui stare insieme senza provare fastidio e senza dare fastidio, potremmo ripiegare sul Natale con gli amici. Se non ce li abbiamo, in fondo possiamo pensare che sono giorni come gli altri, e approfittarne per fare qualcosa che ci piace senza drammatizzare. Anche cose semplici, come leggere un libro, guardare la tv e scrivere un racconto. Ci aiuterà a far passare quei giorni.

5.      Amore clandestino. Il Natale non è il banco di prova della relazione: ci sono in gioco troppi rapporti, troppe emozioni, tutto il passato e parte del futuro. Quindi non preoccupiamoci troppo di dare significati eccessivi all’influenza del comportamento dell’altro/a in quei giorni. Cerchiamo di riaggiornarci senza troppe preoccupazioni a dopo la Befana!

Per altre persone le feste di Natale sono una goduria, soprattutto per i bambini i cui genitori riescono in quei giorni a dedicare e a dedicarsi più tempo allegro insieme a mente sgombra. Ma anche per coloro che hanno motivi psicologici di preoccupazione il prossimo Natale potrebbe rappresentare un momento positivo di svolta: cerchiamo stavolta di viverlo il più serenamente possibile senza drammatizzare.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista, Napoli.

Occhiaie

postato da Nicoletta Carbone il 23.11.2012
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Come mai vengono le occhiaie, ovvero i ‘lividi’ che possono cerchiare gli occhi, conferendo un’aria stanca e ammalata? Debbo anzittutto spiegare che la cute della zona perioculare differisce da quella del resto del viso: è molto più sottile e delicata, ha meno follicoli piliferi, meno ghiandole sebacee e sudoripare; per questo motivo, va anche più facilmente soggetta a problemi e irritazioni. Attorno agli occhi, anche il grasso cutaneo è più scarso, e così pure la trama delle fibre collagene (quelle che danno la compattezza) ed elastiche (quelle che danno l’elasticità).  La sottigliezza delle palpebre e di tutta l’area perioculare fa poi sì che qui la cute risulti una sorta di membrana estremamente estensibile, cioè che divenga facilmente vittima di un’accentuata flaccidità e della precoce formazione di rughette.  Ma torniamo alle occhiaie. Molto spesso esse non sono imputabili a malattie interne o a cattive abitudini personali, bensì a fattori puramente anatomici, costituzionalmente determinati, cioè ereditari. La cute delle palpebre superiori e inferiori è, come detto,molto sottile, e solitamente contiene poco tessuto adiposo; così, il sangue che scorre nei capillari  può in alcuni casi divenire visibile, ossia dare alla parte un colorito blu-grigio (le occhiaie, appunto). Oppure, può verificarsi, nella stessa zona, una stasi, cioè un rallentamento del flusso sanguigno: ed ecco ancora il colorito bluastro visibile. Anche il gonfiore ricorrente perioculare, tuttavia, può originare occhiaie visibili, e così pure l’edema (gonfiore) dovuto ad allergie. Ovviamente è ben noto che le occhiaie si vedono, o si vedono di più, quando si è stanchi, quando si è pallidi, in caso di anemia, durante il ciclo mestruale, quando si dorme poco e nell’ultimo trimestre di gravidanza. Possono peggiorare con l’età, ma non è una regola fissa: esistono giovanissimi con le occhiaie e anziani che ne sono privi. Che fare? Se le occhiaie dipendono da stress, stanchezza, superlavoro, è chiaro: bisognerebbe dormire di più, riposarsi, fare una vita sana, stare all’aria aperta (non inquinata!) e mangiare cibi freschi: insomma dare retta a questo “segnale” degli occhi migliorando la propria qualità di vita.  Dal punto di vista medico o cosmetico, non esiste alcuna crema in grado di “cancellarle”(se non quelle coprenti). Ma utili sono i preparati che migliorano la microcircolazione, a base di bioflavonoidi, estratti di vite, centella, escina, antocianosidi, e integratori alimentari che contangano vitamina C, bioflavonoidi, estratti di mirtillo, di iperico, di ginko biloba.

A cura della Dott. ssa Riccarda Serri, Specialista in Dermatologia

IL CORPO MODELLA LA MENTE?

postato da Nicoletta Carbone il 22.11.2012
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Le persone con corpi diversi pensano in modo diverso?

Secondo gli studi di Casasanto pubblicati su “Psychological Science” la risposta a questa domanda è “sì”.

Se ci soffermiamo un attimo a pensare, quando interagiamo con l’ambiente, il nostro corpo è sempre parte del contesto: il nostro organismo veicola le azioni e, di ritorno, influenza le rappresentazioni che la nostra mente tende a formare dell’ambiente circostante.

Dalle ricerche è emerso che destrimani e mancini utilizzano aree diverse del cervello per immaginare azioni e per attribuirne un significato e si è rilevato come il modo in cui le persone utilizzano le mani influenza anche le rappresentazioni mentali più astratte, come la bontà e l’onestà.

Un mancino, che normalmente interagisce in modo più agevole con l’ambiente posto alla sua sinistra, è abituato ad associare una valenza positiva a ciò che trova a sinistra, mentre accade il contrario per i destrimani.

Ne consegue che l’esperienza motoria forma il nostro modo di pensare, di sentire, di comunicare e di prendere decisioni.

Questa conoscenza ci consente di intervenire per sviluppare le nostre percezioni: è sufficiente allenare le parti del corpo che usiamo di meno, come ad esempio gli arti “non dominanti” (la parte destra per i mancini e viceversa) nelle semplici attività quotidiane: lavarsi i denti, girare la minestra, passare la crema sul viso/corpo, aprire la porta con le chiavi, gestire il telecomando e il telefonino ecc.

È sufficiente allenarsi 10 minuti al giorno per avere i primi risultati dopo appena una settimana!

A cura di Giuseppe Alfredo Iannoccari, Presidente Assomensana

L’inverno in energetica

postato da Nicoletta Carbone il 21.11.2012
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Stiamo per entrare nel periodo più freddo dell’ anno. Durante questa fase – per la medicina energetica – l’energia ripiega in profondità (nel bacino).  Vi sono, poi, anche altre importanti modificazioni energetiche (massimo dello Yin, nascita dello Yang). Una turba di questi movimenti di energia determina la comparsa di “piccoli disturbi” (ritenzione idrica, senso di pesantezza lombare, aumento di peso, difficoltà di sonno profondo) che con piccoli accorgimenti è possibile limitare.

Ed i piccoli accorgimenti “fai da te” che vediamo di seguito possono associarsi a trattamenti effettuati da “tecnici”. Accanto all’agopuntura ed alla moxa voglio ricordarvi l’importanza del “tuina” (massaggio cinese) che è una tecnica nata assieme all’agopuntura all’alba della cultura cinese. Comunque sia in questa fase sono importanti alcuni punti di agopuntura posti sulla linea mediana fra il pube e l’ombellico. Pinzate la cute della zona e se trovate qualche zona maggiormente dolente massaggiatela con movimenti circolari del pollice per 30 secondi – 1 minuto tutti i giorni. In ogni caso il punto più importante in questo periodo si trova proprio a metà strada fra pube ed ombellico. Questo punto favorisce la comparsa dell’ energia dell’ inverno (energia Yin) e più realmente attenuare molti dei piccoli disturbi descritti precedentemente.  Inoltre costruiamo assieme una tisana – di piante occidentali studiate in ottica energetica  – utili in questo periodo. La nostra proposta è Equiseto – angelica – verga’ oro. L’equiseto ha la funzione di favorire il passaggio dell’ energia in profondità, l’angelica è per molti aspetti “il ginseng dell’ occidente” ed ha la funzione di limitare il “freddo interno” mentre la verga d’ oro – pianta diuretica ed antiinfiammatoria per la fitoterapia occidentale – ha alla lettura energetica la proprietà di “rinsaldare, rendere forte e solida” l’ energia del corpo. 2-3 tazze al giorno possibilmente lontano dai pasti.

A cura del Dott. Maurizio Corradin, Medico chirurgo

La forza della vulnerabilità

postato da Nicoletta Carbone il 20.11.2012
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Ho passato tutta la mia infanzia a cercare di essere come gli altri, che ai miei occhi erano meglio di me. Ho cercato di non soffrire.

Da adolescente ho fatto di tutto per non essere in una situazione imbarazzante. Con le ragazze ero una frana, avevo troppa vergogna.

Alle superiori facevo le stagioni estive in albergo, prendendo letteralmente calci nel culo, senza batter ciglio. Non a caso il servizio militare nei Parà, è stato quasi una passeggiata.

Mi hanno insegnato che ero un ometto e non dovevo piangere. Mi hanno detto di esser forte. Se avevo mal di pancia, alla seconda volta che lo dicevo, mi veniva fatto notare che lo avevo già detto.

Il mio primo amore, che era una gran cotta, ma sembrava amore allora, mi ha insegnato che donarmi portava sofferenza. A quell’età, non potevo capire che quel tradimento non aveva nulla a che fare con me.

Sono andato avanti così per un po’, poi ho trovato i miei veri maestri.

Uno è uno dei più grandi nel mio settore. Parla delle sue paure, si emoziona, sbaglia e lo ammette…

Un altro è mia moglie Nancy. Sangue caldo, passionale, che considera la vulnerabilità un pregio e lo dimostra nei fatti…

Grazie a loro sono cambiato. O meglio, sono tornato quello che sono. Da bambino ero così, l’educazione mi ha “rovinato”.

Per non soffrire, ho “devitalizzato” il mio sistema nervoso che, ovviamente, sentiva poco dolore ma anche poco del resto…

Ho passato tre giorni, all’ultimo corso di Public Speaking, a convincere i partecipanti a “mettersi a nudo” davanti all’audience. Gli umani amano l’umanità nelle persone quindi perché nasconderla?

La nascondiamo per paura, dimenticandoci che se la lasciamo uscire la paura scompare.

Sì, lo so, qualcuno si approfitterà della tua vulnerabilità. Per prendere una carezza devi porgere la guancia, e potresti prendere una sberla. In quel caso, consiglio di non porgere l’altra, meglio andare via e cercare chi si merita quello che hai da offrire.

Sono felice. Lo sono anche adesso. Sai perché? Perché quando lasci che le emozioni escano, quando sei vulnerabile perché ti metti a nudo ti accorgi di essere felice. Di essere vivo.

A cura di Claudio Belotti, Coach

Labbra: l’importanza del sorriso

postato da Nicoletta Carbone il 19.11.2012
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Tornare a sorridere con una corretta alimentazione e attività sportiva

Ho 51 anni, e orrende rughe attorno alla bocca, anche se non fumo! Inoltre, ho labbra sottili, che si stanno assottigliando sempre più. Non vorrei mai e poi mai gonfiarmi, quindi cosa mi suggerisce?

-  Alcuni medici poco gentili hanno denominato le rughe attorno alla bocca “codice a barre”. Si tratta di “rughe mimiche”, che si formano sempre perpendicolarmente alla direzione dei muscoli- e poichè i muscoli orbicolari della bocca sono disposti orizzontalmente, ad anello, attorno ad essa, ecco che si forma la raggiera verticale, il codice a barre appunto, – e si forma tanto più, quanto più la mimica individuale porta a contrarre la bocca stessa.

-  Le sigarette non sono la causa diretta di queste rughe. La realtà è che il fumo tende ad invecchiare e rendere meno elastica tutta la pelle, e le grinze “mimiche” si fissano più facilmente: le rughe attorno alla bocca sono legate al modo di parlare, di muovere la bocca, alla dentatura, a difetti dell’occlusione dentale ed anche allo stringere i denti di notte (bruxismo).Inoltre, mano a mano che gli anni passano, la mucosa tende ad abbassarsi per la forza di gravità, e ad introflettersi, quindi le labbra si assottigliano, e la distanza tra la base del naso e il vermiglio (la zona del “cuore” delle labbra) si allunga. Ed ecco il problema che riferisce lei: labbra più sottili, meno polpose, e raggiera di rughe più o meno accentuata a seconda dell’anatomia individuale, oltre che della mimica, e dell’elasticità cutanea.

Che fare? Sarebbe opportuno imparare “l’alfabeto antirughe”: davanti a uno specchio, dire le lettere dell’alfabeto senza contrarre i muscoli. Questo semplice esercizio incrementa anche la durata di eventuali fillers o biorigeneranti a base di acido ialuronico, che utilizzerà il medico, in minuscola quantità, nelle rughe stesse.

-  Ma è necessario anche un controllo dal dentista, sia per una eventuale correzione della dentatura e dei difetti occlusivi (che peggiorano il codice a barre), sia per mettere un posizionatore o bite di notte, in caso di bruxismo, sia per migliorare il sorriso se fosse necessario (è un peccato migliorare la bocca senza migliorare il sorriso!)

-  Molto importante, quando si ritocca una bocca, ritoccare anche i due triangoli situati sotto la bocca, ai lati del mento: l’atrofia di quella parte fa cadere gli angoli della bocca in giù, mentre devono essere impercettibilmente ritirati su, dando un immediato aspetto più fresco, oltre che più giovane e felice (tecnica che, come gli anglosassoni, chiamo “Gioconda smile”.)

- E arriviamo all’aumento del volume:  quello è un optional, quando si esegue un buon ringiovanimento della bocca: le labbra, si possono giusto “rimpolpare” un po’, dando loro lo stesso turgore e lo stesso contorno che avevano una ventina d’anni prima, evitando gonfiori ridicoli e innaturali.

Senza esagerare, senza strafare, quindi. L’uso quotidiano di un burro cacao a base di olii vegetali nobili sulle labbra, e di una crema elasticizzante sul contorno, migliorerà ulteriormente la situazione. Sono contraria, invece, al botulino sulla zona della bocca. Il rischio- bavetta (per incapacità di controllare i movimenti delle labbra) è in agguato.

A cura della Dott.ssa Riccarda Serri, Specialista in Dermatologia

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